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Centro Corsi ECM - Edizioni Martina

 

40126 Bologna - Via delle Belle Arti 17/E - Tel. 051.6241343 - WhatsApp 3388677050 - info@edizionimartina.com

Il centro corsi Edizioni Martina è stato accreditato nel mese di marzo 2015 in qualità di PROVIDER STANDARD per la Formazione Continua in Medicina (ECM)codice identificativo 1425


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AGGIORNAMENTI IN CHIRURGIA MALFORMATIVA: labiopalatoschisi, sequenza di Pierre Robin, disostosi oto-mandibolari, craniofaciostenosi

Sabato 27 OTTOBRE 2012

Maria Costanza MEAZZINI - Matteo ZANARINI - Chiara TORTORA - Roberto BRUSATI - Gian Luca GATTI - Domenico SCOPELLITI - Paolo G. MORSELLI - Mauro Ruggero BELLUZ - Faustina LALATTA - Enrico SESENNA - Giorgio IANNETTI - prof. Alberto CAPRIOGLIO - Marilena Laura ANGHINONI - M. KLINGER - A. SELICORNI - Barbara SPACCA - Lorenzo GENITORI - Alberto BOZZETTI - Paolo CORTELLAZZI - Marco Ettore Attilio KLINGER

EVENTO ACCREDITATO E.C.M. CON CODICE RIFERIMENTO 1425-42149

CREDITI FORMATIVI ASSEGNATI 7 per Medico chirurgo ed Odontoiatra

Il corso organizzato da:


SALA BLU

CORSO SILPS 2012

 

SILPS è una associazione interdisciplinare per lo studio e la cura dei bambini affetti da labiopalatoschisi o altre malformazioni cranio-facciali.

Le sue funzioni principali sono:

  • Organizzare un congresso scientifico ogni due anni che aggiorni i soci sullo stato dell’arte nel trattamento o nella ricerca in queste patologie, nelle diverse discipline, con ospiti nazionali ed internazionali.
  • Organizzare un corso annuale per tutti i soci su un argomento specifico.
  • Mantenere contatti di collaborazione con altre società scientifiche.
  • Mantenere contatti di collaborazione con associazioni o gruppi di genitori affetti da LPS o altre malformazioni craniofacciali.
  • Fare da tramite per studi multicentrici estremamente importanti per migliorare la qualità dei protocolli.

Alla SILPS possono associarsi, previa valutazione del curriculum vitae, operatori sanitari già facenti parte di team multidisciplinari per la cura di pazienti con malformazioni craniofacciali o interessati ad approfondire il trattamento di pazienti affetti da LPS o altre malformazioni facciali.

 

Possono essere soci:

Chirurghi maxillofacciali, chiturghi plastici, chirurghi pediatrici; Ortodonzisti, odontoiatri e chirurghi orali; Foniatri e Logopedisti; Otoriniolaringoiatri e Audiologi; Anestesisti pediatrici; Pediatri e Neonatologi; Neurochirurghi; Genetisti e ginecologi/ecografisti; Infermieri specializzati.

 


PROFILO DEI RELATORI

 

Maria Costanza MEAZZINI

Specializzata in Ortognatodonzia e Gnatologia presso la Harvard University (Boston,USA,1995). Ha conseguito un Master in Scienze Mediche e Biologia Orale, Harvard University (Boston,USA,1995). Specializzata in Ortopedia Facciale per Malformazioni Cranio-Facciali presso la University of Illinois at Chicago, (Chicago, USA, 1997). E’ Responsabile della ricerca e Consulente presso il Centro Regionale per la Cura delle Labio Palato Schisi, Smile House, Ospedale San Paolo, Milano (Direttore, Prof. R Brusati) e Consulente presso il Reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale, Ospedale San Gerardo, Monza (Direttore, Prof. A Bozzetti). E’ Professore a contratto in ortodonzia pre-chirurgica e in ortodonzia nelle malformazioni cranio-facciali per i corsi di specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale, Università degli Studi di Milano e Milano-Bicocca e per il corso di specializzazione di ortognatodonzia Università degli Studi di Milano. E’ Presidente della Società Italiana per lo studio e la cura delle labio Palato Schisi (SILPS).

 

 

Alberto CAPRIOGLIO

Nato a Pavia il 24 maggio 1963. Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università degli studi di Pavia nel 1988 e specializzato in Ortognatodonzia presso lo stesso ateneo nel 1993. Dal 1994 al 2001 è Professore a Contratto presso l’Università degli Studi di Pavia e quindi dell’Insubria. Nel 2002 viene nominato Ricercatore Universitario e prende servizio presso la Clinica Odontostomatologia dell’Università degli Studi dell’Insubria. Nel 2005 diventa Dirigente Ospedaliero Universitario presso l’Ospedale di Circolo “Fondazione Macchi” in Varese, nell’ambito del Servizio di Odontoiatria e prende servizio come Professore Associato presso la Clinica Odontostomatologica dell’Università degli Studi dell’Insubria. Attualmente è titolare dell’insegnamento di Ortodonzia presso il Corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria e ricopre l’incarico di Direttore della Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia presso l’Università degli Studi dell’Insubria. E’ autore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche, 6 libri e 5 capitoli in libri. Ha tenuto corsi, seminari e comunicazioni in Italia ed all’estero, sia in congressi che in sedi universitarie. E’ socio ordinario della S.I.D.O., E.O.S., A.A.O., W.F.O., S.I.O.I. ed i suoi interessi culturali professionali sono circoscritti alla Pedodonzia ed alla Ortodonzia.

 

Faustina LALATTA

Medico Interno presso il Centro Studi di Genetica Umana dell'Università di Milano, direttore prof. G. Morganti. (Agosto-giugno) research-fellow presso il Department of Pediatrics and Genetics del Mount Sinai Medical Center di New York per l'apprendimento di tecniche di citogenetica e metodologia di consulenza genetica.Nello stesso periodo consegue ECFMG (abilitazione allo svolgimento della professione medica negli Stati Uniti. (dicembre-ottobre) research fellow , titolare di una borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione per la frequenza di attività di perfezionamento e di specializzazione presso istituzioni estere di livello universitario. L’attività viene svolta nuovamente presso il Mount Sinai Center di New York collaborando ad un progetto di ricerca nel campo della citogenetica dei tumori familiari.nomina di professore a contratto presso la Facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi di Milano,per il corso integrativo "Genetica endocrina" per la Scuola di Specializzazione in Endocrinologia Sperimentale. Titolare di una borsa di studio dell'Associazione italiana Studio Malformazioni presso gli Istituti Clinici di Perfezionamento. In quel periodo avvia l’ambulatorio di sindromologia e genetica clinica presso la II Clinica Pediatrica dell'Università di Milano. Partecipa alla conduzione delle consulenze multidisciplinari presso la I Clinica Ostetrico-Ginecologica, L. Mangiagalli. Collabora inoltre attivamente a studi di follow-up di bambini affetti da malformazioni congenite ricoverati presso il reparto di chirurgia pediatrica, Padiglione Alfieri;vincitrice del concorso pubblico per il ruolo di medico genetista presso il laboratorio di Citogenetica degli Istituti Clinici di Perfezionamento. nomina di professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione di Pediatria I, per il corso di Embriologia. Frequenta il corso avanzato di genetica clinica presso l’Università di Cardiff responsabile della UOS di Genetica Medica, nell’ambito del Dipartimento di medicina di laboratorio.Referente del Dipartimento per il “Consenso informato” Ttrasferimento del settore specialistico nel Dipartimento di Medicina Interna.Maggio 2002 completa il corso “Ippocrate” di Formazione Manageriale per Dirigenti Medici di Struttura Complessa, Area Ospedaliera presso la SDA Bocconi di Milano. Titolo del progetto: Rapporto tra un’Associazione non profit e l’Azienta Ospedaliera per il potenziamento del Servizio di Genetica Medica. nomina di professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione di Genetica Medica referente aziendale per le Malattie RareResponsabile di UO Dipartimentale di Genetica Medica nel Dipartimento dell’Area salute della Donna, del bambino e del Neonato.

 

Mauro Ruggero BELLUZ

Laureato in Medicina e Chirurgia e Specializzato in Odontostomatologia presso la Clinica Odontostomatologica Dental Building Polo S.Paolo diretta dalla Prof.Laura Strohmenger. Si occupa attivamente di clinica e ricerca in Odontoiatria Restaurativa Estetica e Adesione dei Materiali Compositi dal 1994 nel reparto di Restaurativa del DMCO S.Paolo in collaborazione con il Dott. Franco Brenna e successivamente nello stesso reparto diretto dal Prof. Massimo Gagliani. Autore di oltre 30 pubblicazioni nazionali ed internazionali su temi di Odontoiatria Restaurativa Adesiva e Endodonzia. Relatore su argomenti di Restaurativa Estetica ed Adesiva in numerosi congressi Nazionali ed Internazionali. Socio ordinario SIE dal 1994 e IADR dal 1997. Professore a Contratto dal 1998 in Odontoiatria Restaurativa Università di Milano Polo S.Paolo e Responsabile con il Prof. Massimo Gagliani del Reparto Clinico di Odontoiatria Restaurativa Elettiva DMCO S.Paolo. Collabora inoltre dal 2008 con il Reparto di Ortodonzia Dental Building S.Paolo diretto dalla Prof. Giovanna Garattini nella finalizzazione restaurativa del paziente ortodontico complesso.

 

Barbara SPACCA

Medico neurochirurgo – Dirigente medico. Contratto a tempo indeterminato presso il servizio di Neurochirurgia Pediatrica Azienda Ospedaliera Universitaria “Anna Meyer” Viale Pieraccini, 24 50139 – Firenze

 

Lorenzo GENITORI

LAUREA IN MEDICINA E CHIRURGIA Università di Messina. Luglio 1982. Diploma di specializzazione in Neurochirurgia. Università di Messina. Novembre 1986.Diploma superiore di microchirurgia. Universitè d’Aix – Marseille 1983 – 1984.Qualifica di Neurochirurgia. Universitè d’Aix - Marseille 1990. Residente quindi Attachè e Chef de Clinique nel Service de Neurochirurgie Pèdiatrique (Prof. Choux) Hopital des Enfants de la Timone – Marseille dal Gennaio 1983 al Maggio 1994.Responsabile dell’Unità Operativa Autonoma di Neurochirurgia presso L’Ospedale Infantile Regina Margherita. Torino dal 1994 a 22.12.1999Direttore dell’Unità Operativa Autonoma di Neurochirurgia presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino (23.12.99-30.6.04)Direttore dell’U.O.C di Neurochirurgia presso l’Ospedale Meyer di Firenze dall’1.7.2004.Direttore dell’U.O.C di Neurochirurgia presso il Policlinico Le Scotte di Siena dall’1.7.2004.Coordinatore Regionale di Neurochirurgia Pediatrica Intensiva e neonatale (Regione Toscana) dall’1.7.2004. SOCIETA’ SCIENTIFICHE Membro della Società Italiana di Neurochirurgia, dal 1988Membro della “International Society for Pediatric neurosurgery (ISPN)”, dal 1990Membro della “Società Europèenne de Neurochirurgie Pèdiatrique” dal 1997.SCAN ; Socio fondatore (1998).Membro della “Sociètè de Neurochirurgie de Langue Francaise” dal 1991

 

Roberto BRUSATI

Nato a Milano il 7.9.1941 si è laureato a Milano nel 1965 riportando pieni voti assoluti e lode. Si è specializzato in Odontostomatologia e in Chirurgia Plastica Ricostruttiva. Dopo aver percorso i vari gradini della carriera universitaria, ha assunto la Direzione della Cattedra e U.O.di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Università di Parma nel 1980 ed ha istituito e diretto a partire dal1987 la Scuola di Specializzazione di Chirurgia Maxillo-Facciale. Chiamato dall’Università di Milano nel 1992, dirige come professore Ordinario la Cattedra e U.O. di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Ospedale San Paolo:Ha diretto la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale ed ha fondato sempre presso l’Ospedale San Paolo, il Centro Regionale di Riferimento per le Labio-palato-schisi. Attualmente è fuori ruolo ed è Coordinatore Clinico della Smile House dell’Ospedale San Paolo di Milano. E’ autore di più di 190 pubblicazioni su riviste italiane e straniere nonché libri di testo e capitoli su libri di testo italiani e stranieri.

 

Marilena Laura ANGHINONI

Nata a Bozzolo (MN) il 01/02/65. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’università degli studi di Parma il 11/11/91 Specializzata in Chirurgia Maxillo-Facciale presso l’ Università degli Studi di Parma il 29/10/1997 Dirigente medico presso la U.O. di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Azienda Ospedaliera di Parma dal 1999 Professore a contratto presso la Scuola di Specialità di Chirurgia Maxillo-Facciale della Università degli Studi di Parma con il seguente insegnamento: “ Terapia chirurgica delle deformità orbito-palpebrali” Professore a contratto presso la Scuola di Specialità di Chirurgia Maxillo-Facciale della Università degli Studi di Parma con il seguente insegnamento: “ Terapia chirurgica delle malformazioni e deformazioni auricolari” Ha effettuato sei stages di perfezionamento all’estero interessanti in particolare la chirurgia orbito-palpebrale, le malformazioni craniofacciali, le deformità dentoscheletriche e le deformità auricolari. Autrice e coautrice, oltre ad articoli di pertinenza Maxillo-Facciale, del volume: “La sindrome della faccia corta”, ed. Martina, 2003 e dei volumi: “Terapia ortodontica ed ortodontico-chirurgica delle asimmetrie dentofacciali”, ed. Martina, 2004.

 

Gian Luca GATTI

Laureato in Medicina e Chirurgia il 07.04.87 presso l’Università di Pisa con la tesi “La ricostruzione di difetti osteocutanei della mandibola con lembo peduncolato vascolarizzato di teca cranica trasposto, associato con lembo fasciocutaneo retroauricolare”. Ha conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione nel novembre '87 presso l’Università di Pisa. Iscritto all’Albo dei Medici Chirurghi dell’Ordine della provincia di Pisa dal 21.01.2003. Dal 20.01.1988 al 20.01.2003 è stato iscritto all’Albo dei Medici Chirurghi dell’Ordine della provincia di Massa Carrara. Si è specializzato in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica il 29.11.95 presso l’Università di Padova, discutendo la tesi “Validità della periostioplastica precoce nel trattamento della schisi del mascellare: controllo a distanza dei pazienti operati con questa tecnica mediante esame TAC tridimensionale (con ricostruzione tridimensionale di superficie)”. Si è specializzato in Anestesia e Rianimazione il 31.10.2007 presso l’Università di Pisa, discutendo la tesi “Gestione anestesiologica perioperatoria ed esperienza clinica su 193 pazienti affetti da labiopalatoschisi sottoposti a correzione chirurgica entro l’anno di vita”. Ha frequentato la U.O. di Chirurgia Plastica e Sezione di Microchirurgia di Pisa, diretta dal Dott. Alessandro Massei, dall'aprile 1987 all’aprile 1998, compreso la frequenza pratica prevista per i 5 anni della Scuola di Specializzazione alla quale è stato iscritto dal '90 al '95 presso l'Università di Padova. Dal 1990 si occupa di malformazioni congenite, in particolare di labiopalatoschisi, allievo e stretto collaboratore del Dott. Alessandro Massei Responsabile del Centro di Riferimento Regionale per la Labiopalatoschisi dal maggio 2008 al dicembre 2009. Ha frequentato il Children’s Hospital di Boston (Massachussets, USA) dal 7 al 15 dicembre 2006 seguendo l’attività operatoria e didattica del Prof. J.B. Mulliken, esperto mondiale di labiopalatoschisi, malformazioni cranio-encefaliche e malformazioni vascolari. E’ referente chirurgo plastico dell’Associazione Italiana Sindrome di Poland fondata a Genova nel 2003. Sperimentatore dello Studio dal titolo “Caratteristiche morfologiche ed istoenzimatiche dei muscoli palatini, faringei e labiali in pazienti con cheilognatopalatoschisi”, approvato e deliberato dal Comitato Etico per lo Studio del Farmaco sull’Uomo dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.

 

Matteo ZANARINI

Ha conseguito la Laurea con lode in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli Studi di Bologna nel 1996 e la Specializzazione in Ortognatodonzia presso la Seconda Università di Napoli nel 2006. Professore a Contratto al il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria dell’Università degli Studi di Bologna, collabora con il Reparto di Ortognatodonzia del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche della stessa Università dall’AA 1997/98 ad oggi. Socio straordinario della Società Italiana di Ortodonzia (SIDO), ed International Member dell’American Association of Orthodontists (AAO) è Autore di pubblicazioni scientifiche su riviste Nazionali ed Internazionali. La sua attività libero professionale è limitata alla sola Ortognatodonzia.

 

Alberto BOZZETTI

Il Prof. Alberto Bozzetti, laureato in Medicina e Chirurgia, specialista in Chirurgia Generale e Odontostomatologia, è titolare della Cattedra di Chirurgia Maxillo-Facciale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Milano-Bicocca in qualità di Professore Ordinario. Dirige l’Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ Ospedale San Gerardo di Monza ed è direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale della Facoltà di Medicia e Chirurgia dell’Università Milano Bicocca.

 

Domenico SCOPELLITI

Born in Rome November 14th 1961 Undergraduate Degree in Medicine and Surgery in October 16th 1986 Specialty in Cranio-Maxillo-Facial Surgery in November 28th 1991 Chief Director Department of Cranio-Maxillo-Facial Surgery ASL Roma E from 2000 to present From 2006 to 2009 President of the Hospital Medical School From 2009 to 2011 President of SILPS (Italian Society of Cleft Lip and Palate) Regional Medical Officer Europe, Middle East and Mediterranean OPERATION SMILE Inc. Till present he accomplished 35 humanitarian missions with Operation Smile Scientific Director of Operation Smile Italia Onlus Author of several publications in referred journals Invited Speaker in several national and international congresses Cavaliere della Repubblica 2008 Rotary Paul Harris fellow 2010

 

Paolo G. MORSELLI

Professore Associato di chirurgia plastica Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica presso l‘Università di Bologna. Si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna. Si specializza in Chirurgia Plastica presso l’Università degli Studi di Milano. Consegue poi, presso l’Università di Bologna, la specializzazione in Dermatologia e Venereologia e in Odontostomatologia. All’Università degli Studi di Pavia consegue il Master di Perfezionamento Chirurgia Estetica. Si specializza in Psicoterapia con indirizzo Psicosomatico. Dal 1996 al 2008 è stato professore a contratto all’Università di Bologna per la docenza di Chirurgia Plastica nelle scuole di specializzazione in: Otorinolarigoiatria, Dermatologia e Venereologia, Chirurgia D’urgenza, Odontoiatria e Protesi Dentale, Ginecologia e Ostetricia. Dal 1995 al 2003 è stato professore a contratto all’Università di Parma per la docenza di Chirurgia Plastica nelle scuole di specializzazione in Chirurgia Maxillo Facciale. Dal 2008 è docente di Chirurgia Plastica nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia e nelle Scuole di Specializzazione in Chirurgia Plastica, Dermatologia e Ginecologia. È inoltre Docente: al “Master di Medicina Estetica e Chirurgia Estetica” dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino e Università la Sapienza di Roma e Docente Master Universitario in Chirurgia Estetica presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Milano. È Fondatore e Presidente di Interethnos Interplast Italy associazione Onlus di volontariato in chirurgia plastica ricostruttiva con la quale ha partecipato, come coordinatore di teams di chirurghi plastici, a 36 Missioni Umanitarie eseguendo oltre 4000 interventi di chirurgia plastica. Gli interventi di chirurgia plastica ricostruttiva eseguiti hanno permesso la cura di gravi malformazioni del volto e degli arti, gravi esisti di ustione e tumori cutanei. Oltre all’attività in sala operatoria ha svolto attività didattica per la formazione del personale medico locale con l’obiettivo di trasferire pratiche eccellenti nel campo della chirurgia plastica ricostruttiva, in un contesto ove l’acquisizione possa consentire, successivamente, la riproducibilità degli interventi in loco. La sua attività di chirurgo plastic e di docente si è svolta presso gli Istituti Universitari dei seguenti paesi: Bangladesh, Cina, Togo, Honduras, Tibet, Nepal, Bolivia, Perù, Albania, Tailandia, India, Tanzania, Bhutan. La sua attività di ricerca vede 272 pubblicazioni a stampa su riviste a diffusione internazionale e nazionale. Tra queste sono comprese 4 monografie, come unico autore, e 5 capitoli di libri specialistici, sempre come unico autore. La sua casistica operatoria, in totale, vede oltre gli 11.000 interventi chirurgici eseguiti sia presso il Policlinico S. Orsola-Malpighi che negli ospedali dei paesi in via di sviluppo visitati dalle missioni umanitarie effettuate con Interplast Italy onlus, organizzazione per il volontariato in chirurgia plastica ricostruttiva.

 

Giorgio IANNETTI

Professore ordinario, per la disciplina di Chirurgia Maxillo-Facciale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Specializzazione in Odontoiatria e Protesi dentaria presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Specializzazione in Otorinolaringoiatria e patologia Cervico-Facciale presso l’Università “La Sapienza” di Roma.. Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Università “La Sapienza” di Roma.Vice presidente E.B.O.M.F.S., rappresentante italiano presso la U.E.M.S.E’ autore di 5 monografie ed oltre 200 articoli scientifici su riviste nazionali ed internazionali. Coordinatore scientifico nazionale programma di ricerca: riabilitazione morfo-funzionale dei deficit ossei e neurologici che coinvolgono il complesso orbito-maxillo-malare. Coordinatore scientifico nazionale programma di ricerca: malformazioni cranio-facciali. Dalla morfologia alla clinica. Coordinatore scientifico nazionale programma di ricerca: angiomi del distretto cranio-facciale, studio clinico-sperimentale.

 

Chiara TORTORA

Consegue la Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria con la votazione di 107/110, presso l’ Università Statale di Milano discutendo una tesi sperimentale in Ortognatodonzia dal titolo: “La crescita cranio-facciale nei pazienti affetti da labiopalatoschisi monolaterale completa a 5 e 10 anni: due protocolli chirurgici a confronto”, (Relatore Chiar.ma Prof.ssa Giovanna Garattini e Correlatore Dott.ssa MC. Meazzini). Frequenta il reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale, diretto dal Professor Roberto Brusati presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia-Sede Ospedale S.Paolo (MI). Lavora presso lo Studio Odontoiatrico Associato dei Dott. Tortora Ezio, Maffucci Giancarlo, Trovesi Barbara, Tortora Chiara, Via Locatelli 6, 20124, Milano, presso la Clinica “Narcodont”, Piazza S.Ambrogio 16, 20123, Milano e collabora con la Dott.ssa MC Meazzini presso lo Studio Odontoiatrico Tintinelli R. Rossi G, Galleria Buenos Aires 9, 20124, Milano.Dal Novembre 2012 ad oggi Lavora presso la “Smile House”presso l’Ospedale S.Paolo, Milano (diretta dal Professor Roberto Brusati).

 

Enrico SESENNA

Nato il 29 Aprile 1952. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso l'Università di Padova. Specialista in Odontoiatria e Protesi Dentarie nel 1988 presso l'Università di Parma. Specialista in Chirurgia Maxillo Facciale nel 1983 presso l'Università di Napoli. Professore Associato di Chirurgia Maxillo Facciale presso l'Università di Chieti dal 1 Ottobre 1988 al 31 Ottobre 1990. Professore Ordinario di Chrurgia Maxillo Facciale presso l'Università di Sassari dal 1 Novembre 1990 al 31 Ottobre 1993; quindi Professore Ordinario di Chirurgia Maxillo Facciale presso l'Università di Parma dal 1 Novembre 1993, con Cattedra di Chirurgia Maxillo Facciale presso il Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia ed il Corso di Laurea di Odontoiatria e Protesi Dentarie dall'anno accademico 1993-1994. Direttore del Dipartimento di Scienze Otorino-Odonto-Oftalmologiche e Cervico Facciali dell'Università di Parma dal 1 Dicembre 2003 al 28 Febbraio 2007. Direttore del Dipartimento di Attivit Integrate (DAI) Testa-Collo dell'Azienda Ospedaliero Universitaria of Parma dal 1 Marzo 2007. al 2009. Direttore della Scuola di Specializzazione di Chirurgia Maxillo Facciale dell'Università di Parma dal 1994. Direttore dell'Unità Operativa di Chirurgia Maxillo Facciale dell'Azienda Ospedaliero Universitaria of Parma dal 1993. Presidente della Societ Italiana di Chirurgia Maxillo Facciale dal Giugno 2003 al Giugno 2005. Councillor per l'Italia dell'EACMFS (European Association for Cranio-Maxillo-Facial Surgery) dal 2008 al 2010. La sua produzione scientifica documentata da 160 pubblicazioni peer-reviewed, 4 libri e più di 300 presentazioni orali o posters presentati a congressi nazionali o internazionali.

 

Paolo CORTELLAZZI

Nato a Verona il 29/09/1957. 1982: (26 Luglio) Laurea in Medicina e Chirurgia presso L’Università degli Studi di Milano.Tesi sperimentale clinica dal titolo:”Monitoraggio con i Potenziali Evocati Somatosensoriali in 80 pazienti con ictus”: votazione 110/110 lode. 1983-1984: Tirocinio pratico ospedaliero nella disciplina di Anestesia e Rianimazione presso il Servizio di Anestesia , Rianimazione e Terapia Antalgica dell’ospedale Civile di Legnano. 1984: (16 luglio) Assistente medico a tempo pieno presso l’Ospedale di Legnano in Anestesia e Rianimazione. 1985: (12 luglio) Specializzazione in Anestesia e Rianimazione presso l’Università degli Studi di Milano.Tesi sperimentale dal titolo:”Il monitoraggio intra-operatorio con la metodica dei PES negli interventi sugli aneurismi cerebrali”: votazione 70/70 e lode. 1993: Aiuto Corresponsabile Ospedaliero di ruolo, con rapporto d’impiego a tempo pieno in Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Legnano. 1998: (15 Gennaio):Conferimento del “Modulo Funzionale di Endoscopia medica e chirurgica dell’Apparato Respiratorio e Consulenze rivolte ai pazienti Tracheotomizzati in Ventilazione Meccanica” presso il Dipartimento di Anestesia , Rianimazione e Terapia Antalgica dell’Ospedale Civile di Legnano 2000: (17 Gennaio) Dirigente medico di I livello presso l’unità operativa di Neuroanestesia e Neurorianimzione dell’Istituto Neurologico Nazionale “C.Besta” Milano. 2002: Conferimento di Struttura Semplice in Neurorianimazione presso l’unità operativa di Neuroanestesia e Neurorianimzione dell’Istituto Neurologico Nazionale “C.Besta” Milano. Diplomato al Corso di Formazione Manageriale per Dirigenti Struttura Complessa della Scuola di Direzione in Sanità della Regione Lombardia , anno formativo 2002 edizione IUCDSCO0201 dal 18/01/02 al 31/12/02.

 

Marco Ettore Attilio KLINGER

Università degli Studi di Milano, Istituto di Chirurgia Plastica – Unità Operativa di Chirurgia Plastica 2, IRCCS Istituto Clinico Humanitas - Rozzano (Milano) Italy 2006 professore ordinario di chirurgia plastica – università degli studi di milano 2005 professore straordinario di chirurgia plastica – università degli studi di milano 2004 dal 1/04/04 responsabile unità operativa di chirurgia plastica 2 istituto clinico humanitas 2003 direttore ii scuola di specializzazione in chirurgia plastica e ricostruttiva – università degli studi – milano 2003 direttore istituto di chirurgia plastica – università degli studi – milano 2003 coordinatore master universitario “chirurgia estetica morfodinamica” 2002 professore associato di chirurgia plastica – università degli studi - milano 1996-2002 responsabile dell’unità operativa di chirurgia plastica presso la casa di cura accreditata s. pio x - milano 1994 aiuto presso l’istituto di chirurgia plastica ricostruttiva degli studi di milano. 1993 assistente presso il medesimo istituto. 1987 assistente presso la cattedra di chirurgia plastica dell’università degli studi di milano diretta dal prof. l. donati. 1986 assistente presso l’istituto di clinica chirurgica iii, università degli studi di milano.

 

Bibliografia Edizioni Martina dei Maria Costanza MEAZZINI, Matteo ZANARINI, Roberto BRUSATI, Paolo G. MORSELLI, Faustina LALATTA, Enrico SESENNA, prof. Alberto CAPRIOGLIO, Marilena Laura ANGHINONI, Alberto BOZZETTI

 

Vol. 38 - DEBONDING IN ORTODONZIA PROCEDURE CLINICHE ED ASPETTI MICRO-MORFOLOGICI

ALESSANDRI BONETTI G. - ZANARINI M. - MONTEBUGNOLI F.

Pag. 56 - 103 illustrazioni a colori

ISBN 978-88-7572-158-9

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Vol. 38 - DEBONDING IN ORTHODONTICS CLINICAL PROCEDURES AND MICROMORPHOLOGICAL ASPECTS

ALESSANDRI BONETTI G. - ZANARINI M. - MONTEBUGNOLI F.

56 pages 103 color illustrations

ISBN 978-88-7572-158-9

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Prezzo di copertina

€45,00

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Vol. 34 - Ortognatodonzia e traumatologia dento-alveolare

CAPRIOGLIO A. - CAPRIOGLIO C. - MARIANI L. - CAPRIOGLIO D.

Pag. 84 - 342 illustrazioni a colori

ISBN 978-88-7572-142-8

SCONTO INTERNET -5%

Prezzo di copertina

€60,00

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€57,00

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Vol. 34 - Orthodontics and traumatic injuries to the teeth

CAPRIOGLIO A. - CAPRIOGLIO C. - MARIANI L. - CAPRIOGLIO D.

84 pages 342 color illustrations

ISBN 978-88-7572-142-8

SCONTO INTERNET -5%

Prezzo di copertina

€60,00

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€57,00

Quantità

 

Vol. 1 - La traumatologia nei denti decidui

CAPRIOGLIO C. - CAPRIOGLIO A. - CAPRIOGLIO D.

Pag. 96 - 380 illustrazioni a colori

ISBN 978-88-7572-053-7

SCONTO: FUORI CATALOGO (Ordinabile solo online o presso la Casa editrice)

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Ortodonzia intercettiva

CAPRIOGLIO D. - LEVRINI A. - LANTERI C. - CAPRIOGLIO A.

Pag. 430 - 1.122 - illustrazioni a colori

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ESAURITO

 

Interceptive Orthodontics

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Vol. 16/ tomo 1+ tomo 2 - Il trattamento ortodontico ed ortodontico-chirurgico delle asimmetrie dento-facciali

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Il trattamento ortodontico ed ortodontico-chirurgico delle asimmetrie dento-facciali

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LA RESPIRAZIONE ORALE - Terapia Ortodontica e MultiDisciplinare

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CRANIOFACIAL ANOMALIES: SURGICAL-ORTHODONTIC MANAGEMENT

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196 pages 617 color illustrations

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MALFORMAZIONI CRANIOFACCIALI: coordinamento ortodontico-chirurgico

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Vol. 39 - LO SVILUPPO ORTODONTICO DEL SITO IMPLANTARE

MIRABELLA D. - MACCA U. - AMATO F. - CASCONE M. - CAPRIOGLIO A.

Pag. 80 - 401 illustrazioni a colori

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Vol. 39 - ORTHODONTIC IMPLANT SITE DEVELOPMENT

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PRESENTAZIONE DEL CORSO

 

UNA MALFORMAZIONE CRANIOFACCIALE è un’anomalia dello sviluppo embrionario che determina gravi alterazioni della normale anatomia del cranio, delle ossa mascellari e dei tessuti molli adiacenti. Le malformazioni facciali più frequenti sono le Labio-palato-schisi. Meno frequenti sono le Sindromi del I e II arco branchiale, come la Microsomia Emifacciale (S. AOV) o la Sindrome di Franceschetti. Ancora più rare sono le forme propriamente dette cranio-facciali che coinvolgono primariamente il terzo medio ed il cranio dette Cranio Facio Stenosi, quali la Sindrome di Apert, di Crouzon o di Pfeiffer.

I bambini affetti da malformazioni cranio-facciali necessitano di un supporto sanitario molto articolato e specifico. Per ciò il genetista, il chirurgo, il neonatologo, il neurochirurgo, l'otorinolaringoiata, l'ortodontista, il foniatra, e i tanti altri specialisti che si occuperanno di questi pazienti devono tutti avere un'esperienza molto specifica nel campo ed un'abitudine alla stretta collaborazione, poiché i problemi di questi pazienti spesso divergono sostanzialmente dai cosiddetti pazienti “normali”. Per questo, negli anni ’50, nacque l’idea del team Craniofacciale, fondato per la prima volta da Samuel Pruzanski (Chicago, 1954).

Attraverso un trattamento multidisciplinare da parte di questi diversi specialisti, un bambino portatore di malformazione cranio-facciale puo’ oggi raggiungere risultati un tempo insperati.

Questo corso di aggiornamento ha lo scopo di puntualizzare alcuni dei temi più innovativi nel trattamento multidisciplinare di questi pazienti. Nelle LPS si parlerà di evidenza scientifica nel trattamento ortopedico prechirurgico, di protocolli chirurgici primari innovativi e approcci attuali alla chirurgia secondaria, nonché di approcci innovativi ortodontici nelle ipoplasie mascellari. Verranno inquadrate in modo chiaro le Sequenze di Pierre Robin, dal punto di vista genetico e chirurgico. Anche le sindromi del I e II arco branchiale verranno inquadrate correttamente in modo da chiarirne le reali indicazioni ortodontiche e gli approcci più corretti dal punto di vista chirurgico.

Le craniofaciostenosi verranno sviluppate dal punto di vista genetico e neurochirurgico. Le attuali indicazioni e risultati a lungo termine della chirurgia del volto saranno descritte, e , non meno importanti, gli accorgimenti anestesiologici.

 

ABSTRACTS

Maria Costanza MEAZZINI

L’inversione anteriore da insufficiente sviluppo postero-anteriore del mascellare è molto frequente nei pazienti affetti da schisi e soprattutto in coloro che presentano schisi monolaterali complete. Il presidio terapeutico più tradizionale è rappresentato dalla trazione postero-anteriore secondo Delaire. Mentre la letteratura è concorde sulla maggiore efficacia terapeutica di questo dispositivo se applicato il più precocemente possibile (Delaire, 1997), è pur vero nel tempo si assiste ad un graduale ritorno al pattern scheletrico originario (Tinlund, 1989) entro i tre anni dalla fine del trattamento. E’ fondamentale quindi sempre non illudere le famiglie con prognosi positive a lungo termine e non eseguire trattamenti eterni.
Una metodica straordinaria di stimolazione ortopedica tardiva, (non prima dei 10-11 anni per non perderne l’effetto poi nel tempo) del mascellare superiore, l’Alt-Ramec (Liou e col, 2005), prevede non solo una singola espansione del mascellare superiore, ma la sua effettiva mobilizzazione tramite numerosi movimenti di apertura e chiusura del mascellare stesso fino alla completa disarticolazione delle suture mascellari. Tale tecnica prevede inoltre l'utilizzo di molle intra-orali che quindi, a differenza della trazione postero-anteriore tradizionale, permettono di ottenere delle forze continue di propulsione mascellare invece che delle forze discontinue elastiche come nel caso della maschera dì Delaire, ed è tutto all’interno della bocca. Tale metodica inoltre permette di iniziare il trattamento più tardi, verso i 10-13 anni (stadio 2 della maturazione delle vertebre cervicali) e di ottenere una reale ipercorrezione (avanzamento medio 6mm, in alcuni casi sino a 11-12 mm, a differenza dei 2-3 mm massimi ottenibili con la maschera di Delaire) e minori compensi dentari. Ciò consente una maggiore sicurezza nella prognosi a fine crescita.

 

Roberto BRUSATI

Da anni accanto al nostro classico protocollo in due tempi con Gap,abbiamo introdotto il protocollo in un tempo con palatoplastica con ricostruzione muscolare secondo Sommerlad,senza incisioni di rilasciamento,plastica del palato duro con lembo di vomere (Pichler)Cheilorinoplastica ed in casi selezionati Gap.
Utilizziamo questo approccio in casi non troppo ampi(circa 10 mm).
Ad oggi abbiamo effettuato 61 casi di cui 22 con Gap. I risultati a breve termine sono molto buoni e sono in corso valutazioni per quanto concerne crescita mascellare,ossificazione della Gap e fonazione.

 

Mauro Ruggero BELLUZ

Verranno analizzate le possibilità ricostruttive offerte dalla moderna odontoiatria adesiva ed implantare nella riabilitazione del sorriso in pazienti con LPS a fine trattamento chirurgico ed ortodontico, con particolare riferimento all’utilizzo delle tecniche ricostruttive microinvasive con i materiali compositi

 

prof. Alberto CAPRIOGLIO

La letteratura contiene un discreto numero di case report sul trattamento ortopedico della microsomia emifacciale che evidenziano cambiamenti nella morfologia condilare. Tutti i report comprendono pazienti che non presentano severo interessamento dei tessuti molli ma prinicipalmente anomalie del ramo e del condilo mandibolare. Sono descritti numerosi casi con fenotipo simile diagnosticati come microsomie emifacciali. Nella relazione viene analizzata la possibilità che tutti questi casi possano essere pazienti con trauma condilare misconosciuto. Quest’ ultima condizione presenta una matrice funzionale non alterata e tenderebbe, con la crescita e la terapia funzionale, alla ripresa della originaria crescita simmetrica.

 

Faustina LALATTA

Responsabile UOD di Genetica Medica, Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano
La sequenza di Pierre Robin, caratterizzata retrognazia, glossoptosi e schisi della parte mediana posteriore del palato molle puo’ presentarsi isolata, come anomalia dello sviluppo della mandibola, oppure all’interno di una sindrome di cui costituisce uno dei segni.
La definizione di sequenza indica che la schisi del palato molle deve essere considerata secondaria a un difetto dello sviluppo della mandibola. Secondo un punto di vista “meccanico”, l'ipoplasia mandibolare nelle prime settimane di vita fetale obbliga la lingua ad una posizione sollevata nel cavo orale, che ostacola la fusione delle lamine palatine.
Le cause di questa anomalia sono diverse, ma raramente è implicato primitivamente un difetto osseo. Nella maggior parte dei casi la malformazione della mandibola è secondaria alla ipomobilità oro-facciale fetale, generalmente correlata a un difetto funzionale del romboencefalo. Questo spiega la frequenza e la gravità del quadro clinico nei neonati, che comporta, oltre alla maformazione, problemi di suzione, deglutizione e respiratori, con difficoltà nell'allattamento, alterazioni della motilità esofagea e a volte sincope vagale.
La prevalenza stimata della sequenza, sia isolata che sindromica, è 1/10.000 nati, La sequenza di Pierre Robin isolata è presente in circa la metà dei casi. Circa il 10% delle forme isolate è familiare, ma il gene(i)-malattia non è ancora noto. Nella restante metà dei casi, la sequenza di Pierre Robin fa parte di una sindrome malformativa complessa. Le sindromi sono diverse tra loro, ma nella maggior parte dei casi sono collagenopatie, anomalie del primo arco, patologie cromosomiche (compresa la microdelezione del cromosoma 22q11), fenocopie da agenti tossici (ad es. alcol, valproato di sodio) e altre associazioni più complesse. Di solito la sequenza di Pierre Robin viene diagnosticata alla nascita, ma la diagnosi prenatale è possibile se la retrognazia viene rilevata mediante l’ecografia. Un buon indicatore diagnostico è il polidramnios.
Sebbene la base genetica di questa condizione sia ancora poco definita, la consulenza genetica è raccomandata a tutte le famiglie, anche nei casi sporadici.

 

Marilena ANGHINONI

La presenza di anotia o microtia è un elemento assai drammatico nei pazienti affetti da sindrome oto-mandibolate, tanto che nella maggior parte dei casi la ricostruzione del padiglione auricolare è la prima richiesta da parte del bambino.
Ad oggi la ricostruzione del padiglione auricolare resta una delle maggiori sfide nel campo della chirurgia ricostruttiva. La complessità anatomica dell’orecchio esterno, in quanto struttura tridimensionale circonvoluta in posizione bilaterale e simmetrica, ne rende la ricostruzione particolarmente impegnativa.
Numerose tecniche sono state proposte ma il gold standard è la ricostruzione mediante innesto di cartilagine autologa prelevata dal torace ed innestata, dopo opportuna modellazione, nella regione auricolare, sfruttando quindi i tessuti di rivestimento in situ. Altro aspetto ricostruttivo è la creazione del solco cefalo-auricolare, in modo da dare simmetria di proiezione oltre che di forma e posizione.
La necessità di cartilagine in quantità adeguata limita l’età in cui è conveniente procedere.
Solo nei casi in cui il bambino presenta problematiche psicosociali gravi, riteniamo utile anticipare la ricostruzione fino all’età di sei anni; in alternativa è meglio posticiparla a circa 9 anni, quando la gabbia toracica è piu’ sviluppata e il bambino piu’ collaborante.
Effettuando la tecnica sec Firmin in due tempi riteniamo altresi’ fondamentale, nei pazienti affetti da sindrome otomandibolare, fare coincidere almeno un tempo chirurgico con una delle procedure ricostruttive cranio-facciali in modo da diminuire il numero degli interventi da effettuarsi.
I risultati ricostruttivi possono essere limitati nei casi piu’ gravi dalla ipoplasia dei tessuti molli della regione auricolare, dalla presenza di anteriorizzazione delle vestigia auricolari, e dall’attaccatura bassa dei capelli, che possono esitare in riassorbimento della cartilagine ed in malposizionamento del padiglione. Fondamentale soprattutto in questi casi è l’esperienza del chirurgo al fine di ovviare a tali problematiche e ottenere risultati soddisfacenti e prevedibili.

 

Barbara Spacca, Lorenzo Genitori

Il trattamento chirurgico delle craniostenosi e delle craniofaciosinostosi isolate e sindromiche ha presentato nel corso degli ultimi anni un sensibile incremento nel volume delle patologie trattate sia a causa di una crescente consapevolezza medica per le varie forme di craniofaciosinostosi e per le conseguenze ad esse associate quando non vengono trattate, sia per una crescente consapevolezza nell’ambito delle famiglie anche a scopo squisitamente estetico.
Per questi motivi la ricerca chirurgica si è nel tempo sempre più orientata verso la valutazione di tecniche miniinvasive volte a sfruttare il potenziale di crescita delle suture sane e a ridurre, con varie metodiche, l’aggressività dell’intervento chirurgico stesso. Due i principali obiettivi desiderati: ottenere un risultato finale funzionale ed estetico qualitativamente sovrapponibili a quelli delle tecniche tradizionali; ridurre i rischi e le complicanze, soprattutto infezione ed emorragia, riducendo l’aggressività del gesto e i tempi chirurgici.
Le tecniche miniinvasive messe in pratica nel nostro centro in casi selezionati consistono in riduzione delle dimensioni degli approcci chirurgici e impiego di distrattori, le così dette springs metalliche. I risultati più che soddisfacenti ottenuti con l’impiego delle springs metalliche hanno quindi indotto alla ricerca di distrattori altrettanto efficaci ma riassorbibili al fine di eliminare la necessità di affrontare un secondo intervento di rimozione delle springs stesse.
A tale scopo dopo un iniziale studio in vitro che ha dimostrato la presenza di una effettiva capacità di spinta delle springs in materiale riassorbibile (1.5-1.6 N per 5-6 giorni con riduzione successiva a 0.4 N che si mantiene anche a distanza di 9 mesi al controllo dinamometrico), il loro impiego è stato esteso alla pratica chirurgica.
Nel corso degli ultimi 5 anni 124 pazienti sono stati trattati con tecnica mini-invasiva. Abbiamo considerato come tali gli interventi in cui veniva ridotta l’entità dell’approccio chirurgico in uno o più steps rispetto all’intervento tradizionale per il tipo di craniostenosi.
Le springs sono state utilizzate in 68 casi complessivamente. Presentiamo la valutazione dei vantaggi chirurgici delle tecniche impiegate e i risultati ottenuti in pazienti con scafocefalia (37 casi), trigonocefalia (29 casi), plagiocefalia anteriore (24 casi), plagiocefalia posteriore e pachicefalia (22 casi), brachicefalia (2 casi), craniostenosi multisuturarie (10 casi) in comparazione con le tecniche tradizionali e le indicazioni all’impiego della tecnica miniinvasiva.

 

Gian Luca GATTI

Dal 1977 ad oggi, seppur con lievi modifiche tecniche apportate nel corso degli anni, viene adottato il seguente protocollo chirurgico: a 2,5-3 mesi di vita cheiloplastica sec. Tennison modificata con periostioplastica primaria sec. Massei e simmetrizzazione della punta nasale; nelle schisi bilaterali cheilorinoplastica sec. Mulliken e periostioplastica primaria bilaterale sec. Massei ; nessuna ortopedia prechirurgica, ma lip adhesion sec. Randall-Graham modificata a 30-40 giorni di vita nei casi in cui la schisi ossea mascellare sia maggiore di 7 mm.; a 6 mesi di vita palatoplastica sec. Bardach con ricostruzione muscolare sec. Skoog. In circa il 25% delle schisi complete viene eseguita una periostioplastica secondaria sec. Massei poco prima dei 6 anni, in accordo con gli studi di Hellquist. Tra gli 8 e gli 11 anni viene eseguito innesto osseo secondo il protocollo di Oslo in circa il 10 % delle schisi complete iniziali. A seguito della periostioplastica primaria la formazione ossea è stata completa in circa il 70% dei casi, parziale in circa il 22% dei casi e assente in circa il 7-8 % dei casi. A fine crescita viene eseguita rinosettoplastica funzionale ed estetica e, se necessario, chirurgia dei mascellari: la terza classe è presente in circa il 15-20 % dei pazienti.

 

Matteo ZANARINI

Dopo oltre 50 anni di trattamenti e di ricerca, le controversie sui benefici dell’ortopedia prechirurgica (PSO) sulla crescita dei bambini affetti da LabioPalatoSchisi non sono ancora state risolte.
Inizialmente si riteneva che l’utilizzo delle placche ortopediche neonatali determinasse una riduzione dell’ampiezza della schisi con una conseguente agevolazione della chirurgia (Mc Neil 1950). Altri supposti benefici legati alla PSO furono l’incremento dell’ampiezza mascellare (Latham 1980); un miglioramento dello sviluppo facciale (Burston 1958) e dell’occlusione, un incremento della crescita infantile come conseguenza di una nutrizione più agevole (Mc Neil 1950) e, non ultima, una più corretta postura linguale con conseguente agevolazione nello sviluppo del linguaggio (Huddart 1974).
Recentemente alcuni autori non ritengono giustificato l’utilizzo di placche prechirurgiche, valutando trascurabili e non statisticamente significativi i benefici da esse indotti sui pazienti affetti da LPS (Adali 2012).
Scopo della relazione è fare il punto, alla luce delle più recenti revisioni sistematiche sull’argomento, su se e quando effettuare l’ortopedia prechirurgica.

 

A. SELICORNI

Le craniostenosi possono essere classificate secondo vari approcci. A seconda del numero delle suture coinvolte in semplici o complesse, a seconda della patogenesi in primarie o secondarie e a seconda del quadro clinico globale in isolate o sindromi che. Soprattutto l’ultima classificazione diventa importante per la definizione della prognosi e del rischio di ricorrenza del quadro clinico in future gravidanze della coppia genitoriale.
Anche i test genetici eseguibili di fronte ad un bambino con craniostenosi altrettanto variano a secondo delle classificazioni sopra riportate
E’ quindi indispensabile che l’orientamento del percorso diagnostico venga dato da una valutazione di un esperto di genetica clinica

 

Domenico SCOPELLITI, F.M. Graziana FATONE, O. CIPRIANI

Introduzione. La letteratura internazionale è ricca di lavori sulle opzioni terapeutiche combinate nel trattamento degli esiti di LPS e questo testimonia non solo la complessità e la varietà di espressione fenotipica della deformità ma anche la necessità di trovare le metodologie piuà adatte nell’ambito della chirurgia primaria al fine di ridurre, se non rimuovere, le complicanze su tutte le strutture e le funzioni coinvolte dalla patologia. Il principale obiettivo del chirurgo dovrebbe, quindi, essere quello di ricostruire le strutture alterate e dislocate e restituire quanto più possible l’anatomia normale della regione interessata. La patogenesi degli esiti di LPS è legata a specifici fattori: la presenza di tessuto cicatriziale al livello della zona ossea della schisi che inibisce la crescita alveolare; la cicatrice al livello del tessuto molle palatale che inibisce, a sua volta, la crescita mascellare e determina un orientamento palatale degli elementi dento-alveolari; l’eccesso di tensione labiale che inibisce lo sviluppo mascellare lungo l’arco alveolare.
Materiali e metodi. Dal 2008 al 2011, presso la UOC di Chirurgia Maxillo-Facciale, Ospedale Santo Spirito, Roma, 25 pazienti (21 maschi e 4 femmine) sono stati trattati per la correzione degli esiti di LPS monolaterale e bilaterale . La diagnosi è stata fatta mediante l’analisi cefalometrica e fotografica (Arnett), la gipsometria e gli esami strumentali (Ortopantomofia, Telecranio in L-L e P-A). Inoltre ciascun paziente ha eseguito una RM dell’ATM ed un’elettrognatografia per valutare eventuali disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare. Le procedure chirurgiche eseguite sono state: osteotomie mascellari totali o segmentarie; osteotomia sagittale della mandibola; rinoplastica; cheiloplastica; genioplastica; impianto di protesi facciali. A ciascun paziente è stato poi sottoposto un questionario post-operatorio per valutare la soddisfazione del paziente in relazione al tipo di chirurgia effettuata.
Risultati. Le procedure chirurgiche eseguite sono state l’osteotomia Le Fort I e sagittale della mandibola in 16 pazienti (65%) e solo la Le Fort I in 9 pazienti (35%). Recidive della malformazione si sono verificate nel 4.5% dei casi. Riguardo il questionario rilasciato al paziente, il 96% del campione si è detto soddisfatto della terapia chirurgica a cui è stato sottoposto e favorevole al trattamento combinato, l’88% è stato soddisfatto di relativamente alle procedure di rinoplastica e cheiloplastica ed, infine, il 76% consiglierebbe tale trattamento ad un amico.
Conclusioni. Il trattamento combinato degli esiti di LPS è indicato al fine di ridurre lo stress chirurgico del paziente, risultato di più interventi, migliorare l’estetica facciale e la funzione in un unico tempo chirurgico e ridurre il rischio di conseguenze psicologiche.

 

Paolo G. MORSELLI

INTRODUZIONE

Nonostante i notevoli progressi nella chirurgia delle sequaele delle labiopalatoschisi, il problema della correzione delle deformità della regione nasale e labiale, punti cruciali nell’armonia del volto, i deficit tissutali e le deturpanti cicatrici residue, indelebili, con le relative implicazioni estetiche, funzionali e psicologiche, continuano a rappresentare una sfida e un continuo stimolo per la ricerca di nuove strategie di trattamento, al fine di ottenere la piena soddisfazione del paziente e della sua famiglia e il completo inserimento nella società.
I deturpanti esiti cicatriziali che residuano al trattamento primario, si correlano ad errori tecnici durante la procedura chirurgica. Troppo spesso sono preceduti da metodologie irrispettose della biologia, caratterizzate da un iter terapeutico e procedurale che mette a rischio la salute del piccolo paziente sia in termini di salute generale che in termini di corretto accrescimento del volto.

MATERIALI E METODI

Nel lavoro vengono illustrate le più significative alterazioni morfo-funzionali conseguenti a protocolli come sopra descritti.
Vengono proposte e descritte soluzioni terapeutiche per le sequaele conseguenti a cheiloplastica, palatoplastica, e alterazioni della piramide nasale o anomalie morfo-funzionali determinate da un anomalo accrescimento delle strutture scheletriche.

DISCUSSIONE

Secondo il protocollo della scuola di Bologna, lo studio multidisciplinare del caso e l’attuazione di un iter terapeutico articolato in cinque fasi successive, ci permette di valutare criticamente ciascun paziente, considerando la possibilità di modificare le tecniche chirurgiche, il “timing” degli interventi e i protocolli di trattamento utilizzati, allo scopo di migliorare la gestione dei pazienti e i risultati finali, sia sul piano funzionale che su quello estetico.
Questi percorsi terapeutici tengono conto di diversi fattori: la gravità della malformazione, la crescita anatomica delle strutture del volto, l’eventuale compatibilità del trattamento con l’età del paziente e la compliance del paziente stesso e della famiglia.
Il goal del nostro trattamento è la corretta pianificazione ed esecuzione degli interventi chirurgici correttivi primari al fine di evitare, prevenire o quantomeno ridurre, gli esiti cicatriziali e funzionali che ne residuerebbero.
A tal scopo, dopo l’inquadramento nosografico, durante la prima fase del trattamento riteniamo utile l’applicazione di un tutore protesico palatale, correlato ad un attivatore della punta e dell’ala nasale che verranno rimodellate durante la fase successiva.
L’intervento di cheilo-rinosettoplastica primaria, durante la seconda fase terapeutica, permette di correggere precocemente le anomalie nasali, che inevitabilmente sarebbero responsabili in età adulta delle deturpanti deformità della piramide nasale, della deviazione del setto e dei conseguenti problemi respiratori.
Il corretto allestimento e l’adeguata mobilizzazione dei lembi mucoperiostei, la ricostruzione meticolosa del piano nasale, muscolare e palatale durante la fase della palatoplastica (terza fase) evitano l’insorgenza delle temute fistole oro-nasali e garantiscono la corretta funzionalità della deglutizione e della fonazione.
Nonostante la scrupolosa attuazione di tali tecniche correttive precoci, riteniamo opportuno dedicare un’ulteriore fase terapeutica, allorquando il paziente presenti uno sviluppo pressocchè completo delle strutture anatomiche interessate dalla malformazione, destinata al ripristino dell’armonia del volto e delle sue varie componenti. Si tratta di refinements estetici atti a migliorare il risultato finale e non di chirurgia correttiva delle sequaele: trapianto di tessuto adiposo, cellule staminali, revisione di cicatrici, innesti dermo-adiposi, lembi mucosi, modellamenti e rinosettoplastica secondaria.
Grazie alla corretta pianificazione ed esecuzione degli interventi chirurgici primari, riserviamo le osteotomie mascellari e mandibolari per la correzione delle dismorfie del volto, solo a casi selezionati .

CONCLUSIONE

Come in tutte le branche della medicina prevenire i danni iatrogeni è l’essenza del gesto medico.
La pericolosità risiede nel concepire protocolli azzardati, temerari che sfidano le regole della biologia. Quando questo accade i danni spesso sono irreversibili.
Imparare dagli errori dei nostri predecessori rappresenta la fase evolutiva più significativa.
Secondo il nostro protocollo, oltre alla chirurgia fondamentale, il trattamento delle Labiopalatoschisi prevede attualmente una serie di interventi complementari, che non fanno parte del protocollo terapeutico standard, ma che diventano necessari per ottimizzare i risultati finali. Questi ulteriori interventi non sono tappe obbligate della correzione per tutti i pazienti, ma sono procedure che risultano indispensabili per migliorare l’aspetto estetico e funzionale di questi piccoli, aumentandone il livello di autostima, le abilità personali, e, dunque, la qualità della vita.

 

Enrico SESENNA, A.S. Magri, Marilena Laura ANGHINONI, B.C. Brevi

Background. La Sequenza di Pierre Robin descritta da Robin nel 1923 è caratterizzata da segni clinici che includono micrognazia, glossoptosi, e distress respiratorio con incidenza stimata da 1:8,500 a 1:20000 neonati. Lo stesso Autore incluse, incluse in una revisione successiva, la schisi palatale quale altro possibile fattore presente. Ostruzione delle vie aeree superiori e difficoltà di alimentazione sono le principali problematiche legate a tale patologia. Quando altri trattamenti risultano essere inadeguati la distrazione mandibolare può essere considerata una opzione di trattamento.
Materiali e Metodi. Quattordici pazienti di età compresa tra 1 mese a 2 anni con grave micrognazia e ostruzione delle vie aeree sono stati trattati con distrazione mandibolare osteogenetica (MDO).
Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad esame fibroscopico delle vie aeree superiori, per individuare malformazioni e confermare che l'ostruzione era causata dalla retroposizione della lingua, e radiografie e/o tomografia computerizzata. Tutti i pazienti sono stati valutati da un team multidisciplinare. Le indicazioni al trattamento chirurgico erano la presenza di frequenti episodi di apnea con desaturazione grave (70%) in tutti i pazienti; non c’era possibilità di alimentazione orale e una terapia con gavage è stata impiegata in tutti i pazienti. I due pazienti con tracheostomia erano più anziani (5 mesi e 2 anni, rispettivamente) e la procedura di distrazione è stata eseguita al fine di rimuovere la cannula tracheostomica. Tutti i pazienti sono stati trattati con distrazione mandibolare bilaterale: due casi con un dispositivo esterno di distrazione multivettoriale, otto casi con distrattore interno non riassorbibile, e quattro casi con distrattore interno riassorbibile. In un caso, è stato necessario ripetere il procedimento (il paziente con sindrome Goldenhar).
Risultati. Tutti i pazienti hanno ottenuto la risoluzione dei sintomi, e, quando presente, la tracheostomia è stata rimossa senza complicazioni. Dei due pazienti con preesistente tracheostomia, nel pazienti più giovane (5 mesi) è stato possibile rimuovere la tracheostomia 7 giorni dopo l'intervento. Nel caso della sindrome Goldenhar (2 anni) è stato necessario ricorrere ad un tubo tipo Montgomery (per 6 mesi) a causa della presenza di tracheomalacia indotta dalla tracheostomia. La dimissione è stata prevista quando è stato ottenuto l’endpoint: sintomi e segni di ostruzione delle vie aeree risolte, la PAS e la relazione maxillo-mandibolare migliorata, e la rimozione della tracheostomia, quando presente. Durante il follow-up, nessun danno al nervo alveolare inferiore è stato notato e l’esito cicatriziale è risultato significativo solo nei due casi trattati con dispositivi esterni.
Conclusione. La Distrazione Osteogenetica Mandibolare è una buona soluzione per risolvere il distress respiratorio, quando altre procedure hanno fallito in pazienti pediatrici con micrognazia grave.

 

Paolo CORTELLAZZI

L’intervento tradizionale di correzione chirurgica di malformazioni cranio facciali è effettuato prevalentemente in bambini di età variabili dai 3 mesi ai 12 mesi.
E’ un intervento complesso, di lunga durata, in soggetti spesso portatori di anomalie associate di tipo cardiovascolare, genetico o metabolico. L’approccio chirurgico invasivo può provocare notevoli perdite di sangue sia nella fase operatoria che in quella post operatoria.
Per tali motivi la gestione anestesiologica deve essere calibrata per affrontare in modo adeguato gli ostacoli da affrontare e superare.
L’intubazione tracheale è il primo : neonati e lattanti possono essere intubati per via oro o naso tracheale con laringoscopia diretta, con video laringoscopia e con broncoscopia a fibre ottiche.
Nei primi due casi è preferibile una profonda sedazione associata a paralisi neuromuscolare, nel secondo caso il mantenimento del respiro spontaneo.
Le tre metodiche devono essere disponibili e facilmente utilizzabili nel setting operatorio perché permettono di affrontare in modo razionale le possibili intubazioni difficili. In particolari situazioni di difficoltà la videolaryngoscopia e la broncoscopia possono essere usati in combinazione, mentre in laringoscopia diretta e in video laringoscopia ci si può avvalere di mandrini morbidi per le intubazioni oro tracheali o di pinze angolate per le intubazioni naso tracheali.
L’intervento comporta l’infusioni di grosse quantità di liquidi ed il monitoraggio continuo dello stato volemico mediante la misurazione della pressione venosa centrale e analisi del sangue venoso misto. L’accesso venoso mediante un vena centrale è quindi obbligatorio anche nei bambini di piccole dimensioni, ma può essere di difficile conseguimento.
Recentemente l’accesso eco guidato ha consentito due facilitazioni rispetto alla tecnica tradizionale: la prima costituito dalla possibilità di individuare e pungere la vena giugulare interna di dimensioni maggiori, la seconda di non dovere eseguire ripetute punture o ripetuti avanzamenti ed arretramenti dell’ago alla ricerca della vena . Minori danni per il lattante ed in una maggiore tranquillità dell’operatore possono essere alcuni dei vantaggi di tale tecnica.
Infine l’ultimo ostacolo è costituito dalle strategie trasfusionali. Occorre prima di tutto sapere quanto sangue perdono mediamente in conseguenza del tipo di intervento. Le tecniche invasive comportano generalmente perdite peri operatorie intorno al 50 % del volume stimato di globuli rossi (VSGR) , raramente inferiori al 20% . Nella fase intra operatoria sono mediamente il 20%. Le trasfusioni di sangue devono essere associate ad infusione di plasma fresco congelato per evitare che INR > 1,5 o fibrinogeno < 1 gr/L. Un lattante di 10 Kg che presenta un contenuto di acqua interstiziale di 1,5 litri ed una volemia di 800 ml riceve nella fase intra operatoria da 1 litro a 1 litro e mezzo totale di liquidi inclusi i cristalloidi. Strategie utilizzabili per il risparmio di sangue possono includere il pre-trattamento con eritropoietina associato alla somministrazione di acido tranexanico intraoperatorio. Nella nostra esperienza un rimpiazzo di sangue nelle fasi precoci dell’intervento di almeno il 20% di VSGR associato a PFC (1/3 del volume di emazie concentrate) e il mantenimento di infusioni di cristalloidi superiori a 8/ml/kg ora ci permette di conseguire un buona stabilità emodinamica intra operatoria. Inoltre il decorso post-operatorio non necessita di terapia Intensiva e la maggior parte dei bambini si alimenta entro 7 ore dalla fine dell’ intervento.
Interventi meno invasivi o eseguiti per via endoscopica possono invece lasciare spazio a strategie conservative nelle quali può trovare spazio l’emodiluizione acuta normovolemica con eventuale trattamento con eritropoietina. A nostro parere tale strategia deve essere adottata in bambini nei quali le perdite peri operatorie medie siano inferiori al 20% di VSGR. In tale caso solo una esigua minoranza di bambini potrebbe essere sottoposta ad una trasfusione aggiuntiva di sangue omologo e al rischio di infezioni.

 

Marco Ettore Attilio KLINGER

La Sindrome di Goldenhar è caratterizzata da microsomia emifacciale o bilaterale, microtia, schisi facciale laterale, cisti dermoidi epibulbari e/o fissurazioni della palpebra superiore e anomalie vertebrali. In questo contesto negli ultimi anni è stata introdotta una nuova terapia chirurgica capace di correggere i difetti con un trauma minimo e con pochi rischi: l’innesto di tessuto adiposo. Il tessuto adiposo è stato infatti identificato come una riserva di cellule staminali mesenchimali. La terapia cellulare mediante innesti di tessuto adiposo possiede elevati requisiti di biosicurezza in quanto si utilizza materiale biologico facilmente reperibile con un intervento di liposuzione poco invasivo. L’innesto di tessuto adiposo autologo, prelevato e processato secondo la tecnica di S.R.Coleman, trova quindi una nobile indicazione nelle correzioni delle microsomie emifacciali che caratterizzano la Sindrome di Goldenhar consentendo di apportare volume nelle zone di deficit dei tessuti.

 

PROGRAMMA DEL CORSO

 

Sabato 27 OTTOBRE 2012

08:30-09:00 - Registrazione partecipanti

09:00-09:30

Presentazione del corso (C. Cavina, Bologna)

09:30-10:20

LABIOPALATOSCHISI

Ortopedia Primaria nelle LPS monolaterali: clinica ed evidenza scientifica (M. Zanarini, Bologna)

Ortopedia Primaria nelle LPS bilaterali: allungamento primario della columella, evidenza scientifica (C. Tortora, Milano)

Trattamento chirurgico in un tempo nelle LPS unilaterali (R. Brusati, Milano)

Il Protocollo di Pisa nelle LPS unilaterali (G. Gatti, Pisa)

10:20-10:40

Discussione

10:40-11:10 - Break

11:10-12:00

LABIOPALATOSCHISI

Problematiche negli avanzamenti mascellari in LPS (D. Scopelliti, Roma)

Cheilorinoplastica come prevenire e correggere gli esiti : protocollo di Bologna (P.G. Morselli, Bologna)

Ortopedia tardiva secondo Liou (Alt-Ramec) nelle LPS (MC Meazzini, Milano)

Possibilità ricostruttive estetiche odontoiatriche nelle LPS (M. Belluz, Milano)

12:00-12:20

Discussione

12:20-12:50

SEQUENZA di PIERRE ROBIN

Aggiornamenti nella diagnosi, forme posizionali, forme sindromiche (F. Lalatta, Milano)

Terapia conservativa o distrazione osteogenetica: perché e quando? (E. Sesenna, Parma)

12:50-13:10

Discussione

13:10-14:40 - Pausa Pranzo e Consiglio Direttivo SILPS

14:40-15:30

SINDROMI OTOMANDIBOLARI

Chirurgia scheletrica delle Sindromi otomandibolari (G. Iannetti, Roma)

Microsomie emifacciali vere e Pseudo microsomie: possibilità ortopediche (A. Caprioglio, Varese)

Ricostruzione Auricolare (M. Anghinoni, Parma)

Finiture estetiche nelle sindromi del I e II arco branchiale (M. Klinger, Milano)

15:30-15:50

Discussione

15:50-16:40

CRANIOFACIOSTENOSI

Inquadramento clinico genetico delle craniostenosi sindromiche (A. Selicorni, Monza)

La chirurgia mini invasiva nelle CFS (B. Spacca/L. Genitori, Firenze)

Problematiche respiratorie e oculari nelle CFS (A. Bozzetti, Monza)

Problematiche Anestesiologiche nelle CFS (P. Cortellazzi, Milano)

16:40-17:00

Discussione

17:00-17.30

Conclusioni finali domande sugli argomenti trattati e discussione elaborazione e consegna dei questionari e delle schede di valutazione

 

QUOTE DI PARTECIPAZIONE E MODALITA' DI PAGAMENTO

PREZZI

 

Medico chirurgo € 120,00 Iva compresa

Odontoiatra € 120,00 Iva compresa

Soci SILPS in regola con l'iscrizione 2012 € 20,00 Iva compresa

 

MODALITA' DI PAGAMENTO

 

Assegno bancario o circolare non trasferibile intestato a Edizioni Martina S.r.l.
Bonifico bancario (inviare copia) intestato a Edizioni Martina S.r.l., Unicredit Banca Bologna Aldrovandi BO
codice IBAN: IT 14 R 02008 02457 000002827384
Versamento postale su c.c.p. n. 28354405 (inviare copia)
Bonifico bancario (inviare copia) intestato a Edizioni Martina S.r.l., Bancoposta
codice IBAN: IT 37 B 07601 02400 000028354405
Carta di credito online

 

RINUNCIA

 

Le cancellazioni delle iscrizioni al corso dovranno pervenire per iscritto alla segreteria organizzativa e saranno rimborsate completamente se pervenute 20 gg. prima della data di inizio del corso.
Dopo tale termine non è previsto alcun rimborso

 

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