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MARTINA
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Arnaldo CASTELLUCCI Il Dr. Arnaldo Castellucci si è laureato a Firenze nel 1973 e specializzato in Odontoiatria e Protesi Dentaria nel 1977. Ha frequentato il reparto di Endodonzia del Prof. H. Schilder presso la Boston University e dal 1980 esercita la professione limitatamente all’Endodonzia. È Past President della S.I.E., Società Italiana di Endodonzia e Past President della I.F.E.A., International Federation of Endodontic Associations, della quale è stato Presidente nel triennio 1993-95. È Socio Attivo della A.A.E., American Association of Endodontists e della E.S.E., European Society of Endodontology, della quale è stato segretario nel biennio 1982-83. È Direttore Responsabile del Giornale Italiano di Endodonzia, organo ufficiale della S.I.E., è Direttore Responsabile e Direttore Scientifico de “L’Informatore Endodontico”, Fondatore e Presidente del “Warm Gutta-Percha Study Club”, relatore a numerosi corsi e conferenze in congressi nazionali ed internazionali in Italia ed all’estero ed è autore del testo “Endodonzia”, edito dalla Casa Editrice Martina. È fondatore del Centro per l’Insegnamento della Micro-Endodonzia, con sede in Firenze, dove insegna e tiene corsi teorico-pratici.
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Prof. Elio BERUTTI Prof. Giuseppe CANTATORE Dr. Mario LENDINI
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CAPITOLO 1 - I SISTEMI DI RADIOLOGIA
DIGITALE CAPITOLO 2 - GLI STRUMENTI ENDODONTICI CAPITOLO 3 GLI STRUMENTI ROTANTI IN
NICHEL TITANIO: GENERALITÀ DELLA LEGA CAPITOLO 4 - LA LUNGHEZZA DI LAVORO
IN ENDODONZIA CAPITOLO 5 - LA TERAPIA DELLE PERFORAZIONI |
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I Sistemi di Radiologia Digitale LE ORIGINI E L'EVOLUZIONE TECNOLOGICA Nel 1984 il dott. Francis Mouyen di Tolosa, brevettando il concetto di sensore radiografico intraorale a cattura istantanea di immagine, ha determinato la nascita dei Sistemi di Radiologia Digitale (SRD). Il primo acquisitore di immagini radiografiche era costituito da un sensore di immagine basato su un grosso circuito integrato a matrice in silicio, basato sul principio dell'accoppiamento di carica elettrica (CCD - Charged Coupled Device); questo sensore era assemblato con uno scintillatore, dispositivo costituito da una superficie di atomi di fosforo, che eccitati dai raggi X incidenti emettono una radiazione luminosa. Questa immagine era trasferita, mediante un fascio di fibre ottiche, dallo scintillatore stesso agli elementi sensibili del CCD. Il primo sistema non prevedeva una connessione con un sistema informatico, permetteva di visualizzare le immagini solo attraverso un sistema video e non consentiva quindi il salvataggio delle immagini su un computer (Trophy 1988). Il primo SRD interconnesso con un computer è stato sviluppato successivamente (Visualix di Gendex 1992). In questo sistema il CCD, a sua volta, era collegato direttamente, tramite una connessione, al computer. Qui si passava attraverso una scheda elettronica che trasformava il segnale elettrico, proveniente dal sensore, in un segnale digitale, memorizzabile, contenente l'immagine. Questi dati, che costituiscono l'immagine rilevata, possono essere convertiti dal software in uno dei vari formati grafici standard (.TIP, JPEG, .PCX, .BMP, .PIC, ecc.) che differiscono fra loro principalmente per le caratteristiche di compressione dell'informazione. Durante le fasi di sviluppo, uno dei primi problemi che si presentarono ai ricercatori era costituito dalla necessità di adattare il CCD allora disponibile commercialmente, derivato da quello di una telecamera in bianco e nero, alle necessità operative odontoiatriche. Il sensore in questione, infatti, aveva dimensioni di mm 9 x 13, troppo ridotte per coprire l'area corrispondente alle dimensioni di un elemento dentario. Per ovviare a questo inconveniente, si decise di creare uno scintillatore dotato di un'area sufficiente, con dimensioni di mm 16 x 27, che fosse collegato al CCD (di area appunto minore) da un fascio di fibre ottiche a forma di tronco di piramide rovesciato con funzione di lente. Queste fibre ottiche erano costituite da vetro al piombo in grado di poter bloccare integralmente le radiazioni X, dannose per le strutture chimico-fisiche del CCD. I primi apparecchi, derivati da questi prototipi, prodotti e commercializzati da Trophy nel 1988, disponevano di un sensore con ingombro totale di 20 x 40 mm e con uno spessore di 14 mm, ma con un'area sensibile utile di soli 16 x 27 mm 9.
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