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LE BELLEZZE E LO SPECCHIO Questa agenda nasce da un percorso dedicato alle ragazze, dove le adolescenti sono state per un anno protagoniste dei laboratori di grafica creativa, cucina, cura del corpo e produzione di cosmetici, danza, fotografia. La scelta di un progetto dalla parte delle ragazze, centrato sul tema della costruzione dell'identità in adolescenza, con particolare attenzione al genere ed al radicamento culturale, è legata da alcune considerazioni rilevate nell'esperienza sul territorio: - I centri dedicati ad adolescenti e giovani spesso finiscono per essere "colonizzati" dai maschi, mentre le ragazze vi partecipano solo perché legate sentimentalmente a qualcuno dei ragazzi, assumendo atteggiamenti maschili o ancora rimanendo marginali; - Emerge una nuova fascia di adolescenti cui dare attenzione: le ragazze migranti di seconda generazione, alle quali è necessario offrire particolare supporto nei processi di costruzione dell'identità. Ancora oggi è fondamentale tenere in considerazione la durevolezza di certi condizionamenti di tipo culturale e sociale che avvantaggiano qualcuno a discapito di qualcun altro. L'identità maschile a discapito di quella femminile. Inutile sottolineare che non si tratta di un tardivo outing di stampo femminista, ma di una concreta constatazione che non esiste tuttora un'educazione davvero attenta alle differenze, se non a livello accademico ed istituzionale. Spesso si parla di valorizzazione dell'identità di genere, di promozione del femminile, ma nella realtà delle scuole, dei centri di aggregazione si continua a concepire come evento di punta di fine anno il torneo di calcio, dove le ragazze...fanno il tifo. Non s'intendono elencare in questa sede gli innumerevoli esempi di vita quotidiana in cui il ruolo delle ragazze (non ci avventuriamo su quello delle donne) è subordinato a quello maschile. Il focus del progetto risiede nell'osservazione secondo la quale il concetto di pari opportunità ha a che fare con quello di valorizzazione dell'identità di genere. Di qui il percorso si è sviluppato nel tentativo di tradurre nella pratica educativa e comunicativa tali principi. L'equipe di lavoro si è sforzata di pensare al femminile, di sentire al femminile, e ci si è accorti di essere "dipendenti" psicologicamente dal maschile, così il progetto si è mosso dalla parte delle ragazze e insieme ci si è interrogate su come si fa ad essere davvero protagoniste del proprio progetto di vita, come si fa a non perdere la consapevolezza, ed infine come si fa a riconoscere sé stesse in mezzo alla molteplicità di idee e input rispetto a ciò che la donna dovrebbe essere. Il percorso è partito dalla strada, dalla ricerca nei luoghi di aggregazione informale di piccoli gruppi di ragazze, ma le poche presenti erano le fidanzate dei ragazzi del gruppo, spesso messe in disparte, silenziose e trendy. Non è stato facile incontrarle perché le ragazze hanno più regole dei ragazzi, spesso devono aiutare la famiglia nelle faccende domestiche ed occuparsi dei fratelli minori. L'equipe ha focalizzato la ricerca nei luoghi frequentati dalle ragazze -, i centri commerciali, le biblioteche, i centri aggregativi e i gruppi socio-educativi, le scuole, ecc., ma spesso mancava tempo per parlare; dovevano andare via. Così l'equipe di lavoro ha cercato di incrociare i loro interessi per conoscerle, invitandole ai laboratori, vagando tra il Quartiere San Donato e il Quartiere Navile. Sulla base delle loro richieste è nato un primo laboratorio: casting fotografico e camera oscura. L'idea di utilizzare le foto per costruire l'agenda delle ragazze è piaciuta molto. Al primo appuntamento sono venute in poche, poi attraverso il passa parola si sono aggiunte altre ragazze, e poi altre ancora. Al laboratorio fotografico le ragazze hanno trovato una sorpresa: al posto della macchina digitale c'era quella analogica e un fotografo che spiegava come si fanno le fotografie e perché quelle delle modelle ritraggono corpi perfetti: esiste photoshop che ritocca le rughe, la cellulite e le "imperfezioni" e che in fondo la modella con il suo corpo perfetto non esiste. Le ragazze si sono sorprese nel ritrarsi in pose quotidiane, via gli sguardi sexy e ammiccanti, nelle fotografie che hanno scattato, sviluppato e stampato in camera oscura, c'erano delle ragazze che danzavano alla loro maniera, che ridevano e giocavano senza curarsi del risultato estetico, ma il telefonino, il grande compagno di vita, non mancava mai. Nei laboratori si è inserita la regola di spegnere i cellulari. All'inizio le ragazze erano spaesate, un po' perse, come se mancasse qualcosa in grado di riempire i silenzi, il non saper cosa dire e di cosa parlare. Invece si è parlato molto mentre si strutturava l'agenda, disegnando tutto il necessario, dai numeri dei giorni, ai mesi, alla frase del mese, mentre si ascoltava nonna Irene che raccontava del suo primo amore. Occhi sgranati nell'ascoltare i riti di corteggiamento, come se si parlasse di cerimonie tribali di popoli ancora sconosciuti. Così le ragazze hanno iniziato a fantasticare su come potesse essere l'amore a quei tempi; i racconti hanno acceso la curiosità e il confronto tra le loro storie da adolescenti di oggi e quelle della nonna Irene, affascinante ragazza di ieri. Le ragazze si sono sorprese quando è uscita dal forno la loro prima torta: era buona, non sapeva di merendina dietetica e ti metteva il buonumore. Hanno ballato impazzite su note hip hop, house e reggaeton, con le musiche scelte da loro. Insieme le ragazze hanno scoperto che proprio quella musica hip hop, che nelle sue versioni più commerciali parla di belle donne e gangster, nasceva proprio dalla musica che parla dei diritti delle persone e di riscatto sociale. Al laboratorio di canto girava a tutte la testa quando si è capito che cantare è difficile, bisogna conoscere la musica, respirare con il diaframma, esercitarsi con le scale musicali, tutto molto diverso dalle bellezze patinate e canterine di MTV. Si è potuto quindi ascoltare altri pezzi musicali, accolti con fischi e abbandonati con un collettivo "canticchiare" il ritornello principale. Anche la ragazza più timida è riuscita a far emergere la propria voce e quella meno intonata ha sperimentato che con un po' di sforzo e di conoscenza è possibile ottenere una voce melodica. Il progetto non si è dimenticato del corpo: essere donne consapevoli della propria identità non coincide con la trascuratezza, le donne autonome e indipendenti non sono brutte e un corpo ce l'hanno pure loro. Le ragazze hanno imparato ad autoprodurre le creme da viso, i lucida labbra, i deodoranti, senza dover entrare nei centri commerciali luccicanti, senza dover incrociare gli spot delle "lolite" rosa che grazie a profumo e brillantini fanno strage di cuori e spargono invidia verso le altre "lolite". Così le ragazze hanno creato le creme all'interno dei laboratori del progetto, utilizzando ingredienti naturali e oli essenziali. Le creme sono state vendute nelle feste di quartiere, hanno aiutato anche i ragazzi, e con il ricavato le ragazze stesse decideranno cosa fare...forse si andrà a mangiare una pizza tutte insieme quando verrà pubblicata l'agenda. Mentre si producevano creme, si cucinavano dolcetti, si ballava e ci si fotografava si sono tessute fitte relazioni, equipe di lavoro e le ragazze hanno scoperto insieme che si può prendere le distanze dai modelli indotti dai media, che si può essere critici verso un'educazione ed una cultura che ci confina verso stereotipi impoverenti, che ci sono innumerevoli modi di essere donna. Inoltre il progetto ha dato vita ad un confronto e una riflessione tra giovani e adulte nel rapporto con l'altro sesso, nel rapporto tra coetanee e in quello con sé stesse come persone e come donne. Molto importante è stato l'incontro con un'operatrice dello Spazio Giovani della AUSL di Bologna, che ha permesso di approfondire la conoscenza delle ragazze rispetto ai rischi a cui possono andare incontro le nuove generazioni. Il progetto culmina con la pubblicazione di questa agenda, che è il frutto di un processo non tanto di crescita, ma di presa di coscienza ed intenzionalità. Le ragazze che si sono attivate per la pubblicazione hanno elaborato 12 itinerari per arrivare sane e salve all'età adulta, si tratta di un augurio e anche di un invito per le più grandi a fare attenzione alle più piccole. Un appello a chi si occupa di educazione a tenere sempre presente la differenza, una richiesta ai ragazzi e agli uomini di pensare che non esistono qualità femminili e qualità maschili, ma qualità umane. Cindy Lauper in un suo celebre brano diceva
che le ragazze volevano solo divertirsi...
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TORTA AL PANGRATTATO DI NONNA IRENE INGREDIENTI 2 etti di pangrattato; STRUMENTI 1 ciotola di medie dimensioni PROCEDIMENTO Rompere le uova e sbatterle con la forchetta
in una ciotola, aggiungere lo zucchero continuando a sbattere. Mettere
gli amaretti sopra la carta forno e frantumarli con un bicchiere o
bottiglia di vetro.
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