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Le catene miofasciali in Medicina manuale - Il Rachide

COLONNA S.

Pag. 360 - 500 illustrazioni a colori

ISBN 88-7572-043-6

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Prezzo di copertina 150,00 €

Se acquista online, sconto internet - 20% = 120,00 €

Autore
Presentazione
Indice
La prima pagina...

 

L'Autore

 

Dr. Saverio Colonna

Anno 1984 Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Bologna.

Anno 1988 Diploma di Specializzazione in Medicina dello Sport presso l'Università degli Studi di Siena.

Anno 1993 Diploma di Specializzazione in Ortopedia presso l'Università degli Studi di Siena.

Anno 2001 Diploma di Specializzazione in Medicina Manuale Osteopatica presso l'Università di Parigi Nord - Francia.

Dal 1991 Docente a Contratto Presso la Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport Università degli Studi di Siena.

Dal 1997 Direttore del Centro Studi delle Metodologie Manuali - Pieve di Cento.

Dal 1997 docente presso la Scuola di Medicina Manuale Osteopatica - Pieve di Cento.

Dal 1998 al 2004 Direttore della Scuola Multi-disciplinare di Posturologia Clinica - Pieve di Cento.

Dal 2002 Presidente AMOI (Associazione Medici Osteopati Italiani).

Dal 1988 al 1997 Medico della Commissione Medica della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV).

Dal 1991 Responsabile Medico del Comitato Regionale Emilia Romagna FIPAV.

È autore di alcuni volumi e numerosi articoli su riviste italiane e straniere del settore ed è relatore di corsi e conferenze in congressi in Itala ed all'estero.

 

Presentazione

 

Scusa la domanda, ma perché scrivi questo libro? Che cosa aggiungi a quanto è già stato scritto? Con queste domande, il mio caro amico Silvano, accoglie la mia idea di scrivere un testo sulle Catene Muscolari. Questi quesiti, semplici e al tempo stesso complessi, mi hanno fatto riflettere, interrompendo il turbinio dei pensieri, sugli argomenti che avrei voluto trattare, e mi hanno portato a confrontarmi con una domanda che all'inizio dell'avventura non mi ero posto: perché investire così tanta energia in un'impresa così ambiziosa?

La superspecializzazione è di moda, non solo nel campo medico, ma in tutti gli ambiti professionali. Una volta il muratore costruiva la casa e il meccanico riparava le automobili. Oggigiorno, ad esempio, per costruire una casa partecipano tante figure oltre al progettista, il carpentiere, il muratore, l'intonacatore, il piastrellista, il parquettista, il decoratore edile, e via discorrendo.

Il mondo sanitario non si sottrae a questo modus vivendi della nostra epoca storica. Nel nostro corpo ogni organo ha un suo specialista il cardiologo ad esempio s'interessa di cuore, l'oculista dell'occhio, l'otorino dell'orecchio, ecc. Nell'ortopedia si sta assistendo alle superspecializzazioni per cui lo specialista s'interessa esclusivamente di un'articolazione; per cui abbiamo lo specialista ortopedico del ginocchio, della spalla, del piede, della schiena, ecc.

Scrivere un libro prendendo in considerazione globalmente l'apparato muscolo-scheletrico del corpo umano è anacronistico. È conoscere di tutto un po' ma approssimativamente; nel "mondo in cui si spacca il capello in quattro" è davvero controcorrente parlare della globalità del corpo, sapendo che in letteratura per ogni articolazione esiste una valanga di carta stampata. Il corpo, purtroppo, non riconosce la superspecializzazione, e in modo "ignorante" continua imperterrito a lavorare rispettando il vecchio e universale principio della globalità.

Nella mia formazione medica, la mia indole di eterno insoddisfatto, ha portato ad interessarmi prima di medicina dello sport, poi di rieducazione ed infine di chirurgia ortopedica. In questo percorso come terapeuta, il denominatore comune è stato quello di "curare usando le mani". Nella cultura Anglo-Sassone della Kinesiologia Applicata, la salute dell'individuo si inscrive in un triangolo i cui lati sono: struttura, chimica e psiche. Penso che si possa curare andando ad interagire con ognuno di questi pilastri della salute corporea. Mi considero uno "strutturologo", entusiasta di interagire manualmente con il corpo, con o senza bisturi.

La medicina dello sport mi ha fatto conoscere la Biomeccanica; la rieducazione la Funzione; la chirurgia la Struttura. In questo testo confluisce tutta l'esperienza acquisita in circa 30 anni di medicina. Da circa 15 anni m'interesso di Osteopatia, tale disciplina le cui origini risalgono all'inizio del secolo scorso, presenta diverse lacune dal punto di vista dell'oggettivazione. Persone sicuramente acute hanno costruito le fondamenta di questa terapia manuale basandosi unicamente sulla percezione delle loro mani. Il mondo della ricerca va avanti, nell'ultimo ventennio, molti laboratori di biomeccanica, sparsi per il mondo, hanno convalidato o rigettato diversi datati concetti sulla maniera in cui il corpo umano si muove. Molte delle teorie osteopatiche vertono su principi che non hanno mai avuto una convalida scientifica. La medicina ufficiale e l'osteopatia viaggiano su binari paralleli senza mai incrociarsi, come se agissero su sistemi differenti e non sull'identico corpo umano. La posizione a cavallo delle due discipline mi mette nella condizione privilegiata di poter fare incrociare, come uno scambio ferroviario, i due "mondi" ricavando dal confronto un incremento di scientificità della medicina manuale e una maggiore apertura mentale della medicina ufficiale. Da questi presupposti e dal confronto con la letteratura presente nasce e viene elaborata la metodica delle catene muscolari miofasciali descritta in questo testo.

In questo testo si parla della patologia in termini di medicina ufficiale, cosa non presente in nessun testo osteopatico di mia conoscenza, e attraverso le conoscenze biomeccaniche che regolano il movimento del nostro corpo viene data un'impostazione diagnostica con relativa indicazione terapeutica utilizzando mezzi non convenzionali (farmaci, FKT, ecc.). Rispetto ad altre tecniche di medicina manuale che si basano soprattutto sulle disfunzioni articolari, la valutazione riportata in questo testo si basa sulle catene miofasciali. Il trattamento utilizza tecniche manipolative strutturali, miofasciali, ginnastica posturale e cerotti.

L'ingente impegno profuso è stato dedicato volentieri, sperando di aver dato, a coloro che ancora non conoscono la metodica, un nuovo strumento di lavoro, e agli operatori che invece già la utilizzano una maggiore sicurezza nella loro pratica quotidiana.

Saverio Colonna

 

Indice

 

PRESENTAZIONE.

1. - INTRODUZIONE

 

2. - MODELLI DI CONCATENAZIONI

2.1 MODELLO DELLA STRUYF-DENIS

2.2 MODELLO DI MYERS

2.3 MODELLO DI BUSQUET

2.3.1 Catene arto inferiore

2.3.2 Catene del tronco

2.4 LEGAME ARTO INFERIORE - RACHIDE CERVICALE

 

3. - MUSCOLI DEL TRONCO

3.1 I MUSCOLI POSTERIORI DEL RACHIDE

3.1.1 Interspinosi

3.1.2 Intertrasversari

3.1.2 Rotatori brevi e lunghi

3.1.3 Multifido

3.1.4 Semispinale

3.1.5 Spinali

3.1.6 Sistema sacro-spinale (erector spinae)

3.1.6.1 Lunghissimo del dorso
3.1.6.2 Ileocostale
3.1.7 Splenio

3.2 MUSCOLI DEL TORACE

3.2.1 Intrinseci

3.2.2 Estrinseci

3.3 MUSCOLI ADDOMINALI

3.3.1 Retto dell'addome

3.3.2 Obliquo esterno

3.3.3 Obliquo interno

3.3.4 Trasverso dell'addome

3.3.5 Valutazione della forza dei muscoli addominali

3.3.5.1 Addominali inferiori
3.3.5.2 Addominali superiori

 

4. – VALUTAZIONE

4.1 VALUTAZIONE STATICA

4.1.1 Postura eretta
4.1.1.1 Piano sagittale
4.1.1.2 Piano frontale
4.1.2 Postura seduta

4.2 VALUTAZIONE DINAMICA

4.2.1 Flessione

4.2.2 Estensione

4.2.3 Rotazione

4.2.4 Inclinazione laterale o lateroflessione

 

5. - CORRELAZIONE TRA CATENE, MOVIMENTO E CLINICA

5.1 SINDROME ROTATORIA ESTENSORIA

5.2 SINDROME ESTENSORIA

5.3 SINDROME ROTATORIA

5.4 SINDROME ROTATORIA FLESSORIA

5.5 SINDROME FLESSORIA

 

6. - TECNICHE TERAPEUTICHE

6.1 T.G.O (TECNICHE GLOBALI OSTEOPATICHE)

6.2 ALLUNGAMENTO POSTURALE

6.2.1 Allungamento con inibizione reciproca degli antagonisti (tecnica CA)

6.2.2 Allungamento con inibizione autogena postisometrica degli agonisti (tecnica CR)

6.3 TECNICHE MIOTENSIVE

6.4 FUNCTIONALTECHNIQUES

6.5 TECNICHE DI FACILITAZIONE FUNZIONALE (TFF)

6.6 TECNICHE FASCIALI

6.7 TECNICHE STRUTTURALI (THRUST TECHNIQUES)

 

7. - CINGOLO PELVICO

7.1 RICHIAMO ANATOMICO

7.1.1 Sacro

7.1.2 Coccige

7.1.3 Osso innominato o iliaco

7.1.4 Articolazione sacroiliaca

7.1.4.1 Anatomia articolazione sacroiliaca
7.1.4.2 Legamenti
7.1.4.3 Superfici articolari

7.2 FISIOLOGIA ARTICOLARE

7.3 DISFUNZIONI OSTEOPATICHE

7.3.1 Iliache
7.3.1.1 Valutazione
7.3.1.1.1 Test di mobilità
7.3.1.1.2 Test di provocazione/attenuazione
7.3.2 Tecniche terapeutiche
7.3.2.1 Strutturali
7.3.2.2 Miotensive
7.3.2.3 Posture

7.3.3 Sinfisi pubica

7.3.4 Disfunzioni sacrali

7.4 ARTO CORTO

7.4.1 Introduzione

7.4.2 Conseguenze posturali

7.4.3 Valutazione

7.4.3.1 Valutazione con centimetro
7.4.3.2 Valutazione strumentale
7.4.4 Trattamento

 

8. - RACHIDE LOMBARE

8.1 INTRODUZIONE

8.2 RICHIAMO ANATOMICO

8.2.1 Struttura ossea

8.2.2 Cerniera lombo-sacrale

8.2.3 Cerniera dorso-lombare

8.2.4 Disco intervertebrale

8.2.5 Legamenti

8.2.6 Muscoli

8.2.7 Rapporti nervosi

8.3 FISIOLOGIA ARTICOLARE

8.3.1 Flessione

8.3.2 Estensione

8.3.3 Inclinazione laterale o lateroflessione

8.3.4 Rotazione

8.4 ALGIE LOMBARI

8.5 PRINCIPI E LEGGI DELLE DISFUNZIONI OSTEOPATICHE

8.6 DISFUNZIONI OSTEOPATICHE

8.6.1 Disfunzioni simmetriche bilaterali
8.6.1.1 Disfunzione in flessione
8.6.1.2 Disfunzione in estensione
8.6.1.3 Test di mobilità
8.6.2 Disfunzioni asimmetriche
8.6.2.1 Disfunzione di primo tipo o NSR
8.6.2.2 Disfunzione di secondo tipo (ERS o FRS)

8.7 TECNICHE TERAPEUTICHE MANUALI

8.7.1 Strutturali (Mobilizzazione con impulso, high velocity-low amplitude thrust)
8.7.1.1 Tecnica in decubito laterale
8.7.1.2 Tecnica da seduto
8.7.2 Miotensiva
8.7.2.1 In decubito laterale
8.7.2.2 In decubito prono
8.7.2.3 In posizione seduta

8.8 TRATTAMENTO MEDIANTE LE CATENE MIOFASCIALI

8.8.1 Sindrome estensoria

8.8.2 Sindrome flessoria

8.8.3 Sindrome rotatoria

8.9 POTENZIAMENTO DEI MUSCOLI LOMBARI

8.9.1 Introduzione

8.9.2 Presentazione del concetto d'instabilità

8.9.3 Sistemi muscolari

8.9.4 Disfunzione del sistema muscolare

8.9.5 Esercizi di controllo neuromuscolare lombare

8.10 PATOLOGIA RADICOLARE

8.10.1 Introduzione

8.10.2 Sindromi radicolari lombari

8.10.3 Sciatalgia vertebrale

8.10.4 Sciatalgia da ernia discale

8.10.5 Esame clinico

8.10.6 Esame strumentale

8.10.7 Trattamento manuale

8.10.8 Trattamento mediante le catene

8.10.9 Indicazione al riposo

 

9. - RACHIDE DORSALE

9.1 INTRODUZIONE

9.2 RICHIAMO ANATOMICO

9.2.1 Struttura ossea

9.2.2 Legamenti

9.2.3 Muscoli

9.2.4 Disco intervertebrale

9.2.5 Rapporti nervosi

9.3 PUNTI DI REPERE ANATOMICI

9.4 FISIOLOGIA ARTICOLARE

9.4.1 Flessione

9.4.2 Estensione

9.4.3 Inclinazione laterale

9.4.4 Rotazione

9.5 DISFUNZIONI OSTEOPATICHE

9.5.1 Disfunzioni bilaterali simmetriche
9.5.1.1 Disfunzione in flessione
9.5.1.2 Disfunzione in estensione
9.5.1.3 Test di mobilità
9.5.2 Disfunzioni asimmetriche
9.5.2.1 Disfunzioni di primo tipo o NSR
9.5.2.2 Disfunzioni di secondo tipo (ERS o FRS)
9.5.2.3 Test di mobilità

9.6 TECNICHE TERAPEUTICHE MANUALI

9.6.1 Tecniche strutturali
9.6.1.1 La tecnica in "D O G"
9.6.1.2 Tecniche strutturali dirette
9.6.1.3 Tecniche semidirette o mento-perno
9.6.1.4 Tecniche "Lift"

9.6.2 Tecniche miotensive

9.6.3 Tecniche di facilitazione funzionale

 

10. - GABBIA TORACICA

10.1 ANATOMIA E BIOMECCANICA DELLA GRIGLIA COSTALE

10.2 MUSCOLI DELLA RESPIRAZIONE

10.2.1 Diaframma

10.2.2 Muscoli intercostali

10.2.3 Elevatore delle coste o sovracostale

10.2.4 Triangolare dello sterno o trasverso toracico

10.2.5 Addominali

10.3 MUSCOLI DELLA RESPIRAZIONE ACCESSORI

10.3.1 Scaleni

10.3.2 Sternocleidomastoideo

10.3.3 Gran dentato o serrato anteriore

10.3.4 Grande pettorale

10.3.5 Piccolo pettorale

10.3.6 Trapezio superiore

10.3.7 Grande dorsale

10.3.8 Sacrospinale

10.3.9 Quadrato dei lombi

10.3.10 Dentato posteriore superiore

10.3.11 Succlavio

10.4 BIOMECCANICA RESPIRATORIA

10.5 ERNIA IATALE

10.6 VALUTAZIONE DELLE DISFUNZIONI RESPIRATORIE

10.7 TECNICHE DI TRATTAMENTO

 

11. - RACHIDE CERVICALE

11.1 RACHIDE CERVICALE SUPERIORE

11.1.1 Richiamo anatomico
11.1.1.1 Atlante (Prima vertebra cervicale –C1)
11.1.1.2 Epistrofeo o Asse (Seconda vertebra cervicale - C2)
11.1.1.3 Occipite
11.1.1.4 Articolazioni craniovertebrali
11.1.1.5 Legamenti
11.1.1.6 Gruppi muscolari
11.1.2 Fisiologia articolare

11.1.2.1 Atlante
11.1.2.2 Occipite

11.1.3 Disfunzioni osteopatiche
11.1.3.1 Atlante
11.1.3.2 Occipite

11.1.4 Test articolari

11.1.5 Test di mobilità osteopatici

11.1.5.1 Atlante
11.1.5.2 Occipite
11.1.6 Tecniche terapeutiche
11.1.6.1 Atlante
11.1.6.2 Occipite

11.2 RACHIDE CERVICALE INFERIORE

11.2.1 Richiamo anatomico
11.2.1.1 Struttura ossea
11.2.1.2 Legamenti
11.2.1.3 Muscoli
11.2.1.4 Rapporti nervosi
11.2.2 Le algie cervicali
11.2.2.1 Dolori localizzati
11.2.2.2 Sintomatologia irradiata
11.2.3 Anatomia clinica e biomeccanica
11.2.3.1 Flessione
11.2.3.2 Estensione
11.2.3.3 Inclinazione laterale e rotazione
11.2.4 Disfunzioni osteopatiche
11.2.4.1 Disfunzioni simmetriche
11.2.4.2 Disfunzioni asimmetriche
11.2.5 Valutazione
11.2.5.1 Test posizionali
11.2.5.2 Test di mobilità
11.2.6 Tecniche terapeutiche
11.2.6.1 TGO (Tecniche Globali Osteopatiche)
11.2.6.2 Tecniche Miotensive
11.2.6.3 Functional Techniques
11.2.6.4 Tecniche di facilitazione funzionale (TFF)
11.2.6.5 Tecniche strutturali
11.2.7 Trattamento mediante le catene miofasciali

11.2.7.1 Valutazione
11.2.7.2 Trattamento

11.3 COLPO DI FRUSTA (WHIPLASH)

11.3.1 Introduzione

11.3.2 Definizione

11.3.3 Biomeccanica del colpo di frusta

11.3.4 Esiti a breve termine (short term effects)

11.3.5 Esiti a distanza (long term effects)

11.3.6 Esame clinico

11.3.7 Valutazione strumentale

11.3.8 Diagnosi prognostica

11.3.9 Trattamento generale

11.3.10 Trattamento manuale

 

La prima pagina...

 

Capitolo 1

INTRODUZIONE

Il corpo è un complesso sistema formato da sub unità autonome ma funzionalmente connesse. Per un corretto approccio al "sistema corpo", vanno considerati sia i rapporti fra le varie unità che la rete di connessione. Questo procedimento globale viene identificato come approccio olistico.

La teoria dei sistemi applicata alla dinamica corporea si basa su due principi essenziali: tutte le componenti di un insieme dinamico corporeo sono in interazione reciproca; l'insieme non può essere considerato come l'addizione delle componenti isolate, ma il risultato di questa interazione.

I sistemi di interconnessione che il nostro corpo può utilizzare si basano su tre principi fisici: chimico, elettrico, meccanico. Il sistema chimico sfrutta la rete vascolo-linfatica per connettere ogni parte del nostro corpo. Qualsiasi elemento veicolato dal sangue e dalla linfa può essere un elemento di comunicazione. Possiamo, quindi, considerare dagli oligoelementi alle complesse strutture ormonali dei messaggi cifrati che permettono la comunicazione e di conseguenza la interconnessione tra parti del nostro corpo anche distanti fra loro.

La via elettrica utilizza la rete del sistema nervoso centrale e periferico. La quantità di cellule nervose presenti nel nostro organismo, ci permette di affermare che il network nervoso collega direttamente o indirettamente tutte le cellule del nostro corpo. La via elettrica è sicuramente la comunicazione più utilizzata dai sistemi microscopici organici. La cellula ha la capacità di produrre corrente elettrica (potenziali di membrana) attraverso le pompe ioniche (sodio/potassio), quindi, è paragonabile ad un generatore di corrente. Se la comunicazione tra cellule vicine è possibile attraverso scambi diretti di microcorrenti, la comunicazione a distanza, per questioni di tempo, viene mediata attraverso le velocissime "autostrade" dei tronchi nervosi. I due sistemi di comunicazione sopra menzionati sono sufficienti per mantenere in vita il nostro corpo. Nasce la necessità di un ulteriore mezzo di interconnessione quando il nostro corpo vive nell'universo. Per vivere l'universo abbiamo bisogno di muoverci, e il movimento deve sottostare a delle precise leggi meccaniche. La forza di gravita terrestre impone al corpo umano, per muoversi, una precisa strategia biomeccanica che
si avvale del sistema locomotore. Questo apparato per funzionare ha bisogno di tutti i sistemi sopraesposti di network: il chimico per l'approvvigionamento e lo smaltimento energetico; l'elettrico per lo starter e la coordinazione temporale; il meccanico per l'efficienza è l'integrità del sistema.

Il corpo umano non è mai immobile, nemmeno quando all'apparenza assume la posizione più statica possibile: in effetti il termine "statico" non significa immobile, ma assenza di spostamento.

In questo lavoro, prenderemo in considerazione, a scopo didattico, solo interconnessioni gestite dalle leggi della meccanica.

La prima domanda che sorge spontanea è: il nostro sistema osteomuscolare di locomozione presenta realmente tali interconnessioni?

Prendiamo per esempio la connessione elettrica del sistema masticatorio. È abbastanza semplice individuare una connessione nervosa di andata, a partenza dai ricettori muscolari, articolari e dentali, veicolata dalla componente sensitiva del trigemino fino ai nuclei largamente presenti nel tronco encefalico strettamente connessi a valle e a monte, e di ritorno attraverso la componente motoria appartenente sempre al trigemino (Fig. 1.1).

Risulta alquanto difficoltoso visualizzare una interconnessione tra i singoli muscoli per la composizione di concatenazioni meccaniche del sistema muscolare. Il muscolo per definizione presenta due tendini inserzionali, quindi è delimitata la sua estensione con una origine ed una inserzione. Per parlare di catena è necessaria la presenza di anelli fra loro contigui, il crocevia che ci permette di parlare di rete. Se ci dovessimo soffermare solo alla considerazione anatomica del muscolo sarebbe impossibile parlare di catene, quindi sarebbe erroneo il termine "catene muscolari". Nella conoscenza medica è presente un grande vuoto riguardo la funzione del tessuto connettivale, presente dappertutto nel nostro organismo.

Abbiamo inoltre delle nozioni spesso erronee sulla composizione dei vari sistemi. Ad esempio consultando il testo di istologia di Bloom e Fawcett (1970) troviamo nell'indice una suddivisione in capitoli in base ai tessuti. Nel capitolo sesto viene trattato il tessuto connettivale propriamente detto, nel capitolo decimo il tessuto osseo, nell'undicesimo il muscolare. Questo tipo di classificazione porta a differenziare il tessuto connettivale dal tessuto muscolare. Nel sistema motore abbiamo un tessuto osseo collegato ad un tendine (tessuto connettivale) il quale connette un muscolo (tessuto muscolare).

In realtà, il tendine è formato principalmente da tessuto connettivale, ma anche il sistema nervoso presenta al suo interno un'alta componente di tessuto connettivale, rappresentato non solo dalle meningi (dura madre, pia madre, aracnoide) ma anche dalle membrane che avvolgono la singola cellula nervosa (nevrilemma di Henle o guaina connettivale di Keye Retzius), fino ai tronchi nervosi (epinervio, perinervio, endonervio) (Fig. 1.2). Lo stesso avviene per il sistema vascolare (Fig. 1.3) e per il tessuto muscolare costituiti in larga parte da connettivo.

La presenza, infatti, di questo tessuto nel muscolo non riguarda solo la guaina che avvolge l'intero muscolo (aponeurosi) ma ne costituisce tutte le più piccole sub unità (epimisio, perimisio, endomisio) (Fig. 1.4). Huijing (1992) ha rappresentato con lo schema riportato in figura 1.5 la componente elastica, quindi connettivale, e la componente contrattile di pertinenza prettamente muscolare. Dalla schematizzazione si intuisce il peso della componente elastica connettivale nel tessuto muscolare.

In tabella 1.1 viene riportata la distribuzione del tessuto connettivale corporeo, ed è sorprendente la sua massiccia presenza.......