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Presentazione
Prefazione
Indice
 

Testo atlante di protesi fissa

CASTELLANI D.

Pag. 262 - 356 illustrazioni a colori

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Presentazione

PRESENTAZIONE del Prof. Lloyd L. Miller

É noto che, negli ultimi cinquant'anni, l'odontoiatria ha ampliato in modo sorprendente i suoi programmi a livello sia teorico che pratico. Gli studenti devono possedere un bagaglio di conoscenze assai più ampio, nonché pervenire ad un grado di abilità più alto che in passato. Gli operatori, da parte loro, ben sanno come la terapia parodontale, l'Implantologia, piani di trattamento particolari ed una complessa, eterogenea pluralità di materiali e tecniche assorbano quotidianamente le loro energie ed il loro tempo. Non c'è da stupirsi, pertanto, se un procedimento tanto abituale come la preparazione dentale riceva una minima parte dell'attenzione che si merita: alcuni odontoiatri ritengono tuttora che un dente naturale può essere preparato in novanta secondi ed applaudono alla velocità, perché ciò significa maggior remunerazione, ma non c'è dubbio che la qualità non dovrebbe mai essere sacrificata alla velocità.

La preparazione dentale costituisce, in realtà, uno degli atti più importanti eseguiti quotidianamente da chi si occupa di odontoiatria restaurativa: non soltanto è degna di tutta la nostra attenzione e riflessione, ma richiede un costante sforzo di affinamento della nostra abilità operativa. Né è da passare sotto silenzio il carico di immensa responsabilità che essa comporta, se è vero che, per limitarci ad un unico ma incontrovertibile dato di fatto, la nostra operazione di riduzione dei tessuti dentali ha esiti irreversibili. Ed è superfluo aggiungere che tale responsabilità non può essere certo demandata al laboratorio dentale: un odontotecnico serio e preparato non tenterà nemmeno di lavorare su preparazioni male eseguite. Infatti, nell'ambito della terapia protesica restaurativa, è la qualità della preparazione dentale che, con incomparabile chiarezza, rivela all'osservatore esperto la cura, l'abilità ed i criteri dell'operatore.

Il libro del dottor Castellani ci riporta ai solidi fondamenti e principi di una preparazione dentale accurata. Egli ci spiega, in maniera estremamente concreta e circostanziata, ogni momento operativo e le sue implicazioni relativamente all'ambiente biologico, alle fasi di laboratorio e al risultato finale; analizza con attenzione ed espone con chiarezza i supporti teorici per ogni tipo di configurazione marginale, in modo da porre il lettore in condizione di comprendere agevolmente quale forma sia la migliore e perché; il materiale da lui raccolto ed aggiornato si rivela prezioso sia per gli odontoiatri che per gli odontotecnici.

Si tratta, insomma, di un lavoro eccellente, che merita di essere letto dal dentista esperto, così come dal principiante. La preparazione dei pilastri per corone in metal-ceramica dovrebbe entrare a far parte della biblioteca di ogni dentista.

LLOYD L. MILLER
B.S., D.M.D., F.A.C.D., F.I.C.D.
CLINICAL PROFESSOR
GRADUATE & POSTGRADUATE PROSTHODONTICS
TUFTS UNIVERSITY, SCHOOL OF DENTAL MEDICINE.
BOSTON

Prefazione

Nel corso della mia attività professionale e didattica, ho avuto modo d'individuare, nonostante la corposa letteratura apparsa in questi ultimi anni, una certa carenza d'informazione su di un tema piuttosto assillante, quanto fondamentale, per il professionista: la preparazione dentale per corone in metal-ceramica con i relativi coinvolgimenti in fase tecnica di laboratorio. Forse tale situazione è dovuta, almeno in parte, al fatto che generalmente le scuole di Odontoiatria e di Odontotecnica considerano tuttora la metal-ceramica una scelta opinabile, oppure appartenente al futuro.

É indubbio che la prassi quotidiana è pervenuta ad uno stadio più evoluto: la ceramica, materiale che più assomiglia ai tessuti dentali, ed il metallo, che garantisce resistenza funzionale e che può venire mimetizzato fino a creare l'illusione della reale traslucidità, fanno si che tale binomio rappresenti, oggigiorno, la soluzione standard tra i materiali da restauro protesici.

L'accoglienza riservata ad una serie di miei articoli sull'argomento mi ha incoraggiato ad organizzare ed esporre più compiutamente le idee in un testo-atlante che mi auguro risulti logico, conciso ed efficace. Le tecniche descritte e le osservazioni esposte sono certamente riferibili a qualsiasi livello della specialità protesica, tuttavia l'atlante è stato concepito, in modo particolare, per il dentista “pratico”, e soprattutto se principiante.

Una volta assimilata la metodica, le fasi si succederanno in modo automatico ed ognuno potrà liberamente apportarvi le proprie personali modifiche, sulla scorta di quell'impalpabile sicurezza che si crea con l'esperienza.

La discussione dei vari soggetti si basa sull'esposizione "passo dopo passo" di criteri che contemplano la stretta interrelazione tra i principi biologici e meccanici, l'esecuzione clinica e le conseguenti ripercussioni nella costruzione tecnica. Un capitolo a parte è dedicato alle situazioni atipiche che rendono necessario il ricorso a preparazioni specifiche.

Un atlante si propone innanzitutto di illustrare in maniera concreta ed efficace i vari aspetti di un procedimento operativo, e pertanto ho privilegiato la fotografia clinica, lasciando all'immagine disegnata soprattutto il compito di illustrare aspetti impossibili da raggiungere con l'obbiettivo fotografico.

Le persone a cui desidero esprimere il mio autentico senso di gratitudine sono molte: all'intero staff insegnante della scuola di specializzazione dell'Università di Firenze che ha gettato le pietre miliari del mio cammino formativo, in particolare al prof. Ubaldo Dino Bernardini, il quale ha anche collaborato preziosamente alla stesura dei miei primi articoli sulle preparazioni; agli insegnanti del programma di specializzazione in Protesi della TUFTS University di Boston per il vasto campo di conoscenze al quale mi hanno dato libero accesso e per il continuo aiuto verso l'ampliamento delle mie esperienze. Sono grato in modo particolare al prof. Gino Passamonti, direttore del "Department of Graduate and Postgraduate Prosthodontics", il cui antidogmatismo ha promosso ed alimentato la mia ricerca di un'autentica libertà culturale e cui devo l'amore per l'insegnamento.

Un ringraziamento particolare al prof. Lloyd Miller, Maestro ed Artista, la cui integrità di carattere deriva da una vita di passione e dedizione entusiastica al proprio lavoro; da sempre egli è stato, per me, fonte insostituibile di motivazioni e modello di riferimento professionale. Un grazie sincero, infine a coloro (sono troppi per poterli nominare tutti) che mi hanno aiutato nella realizzazione del presente lavoro.

Dario Castellani

Indice

PREFAZIONE

Capitolo I

PRINCIPI BIOLOGICI E MECCANICI DELLE PREPARAZIONI PROTESICHE

INTRODUZIONE

OBIETTIVI DELLA PREPARAZIONE DENTALE

OBIETTIVI BIOLOGICI

1 Diagnosi e terapia del dente pilastro protesico
2. Conservazione dell'integrità dell'endodonto

2.1. Il bilancio pulpare
2.2. Rispetto per la vitalità pulpare

Tipo di fresa
Velocità e pressione
Modalità di impiego
Sistemi di raffreddamento

3. Conservazione dell'integrità dei tessuti contigui

OBIETTIVI MECCANICI

1. Adeguato spessore per i materiali da restauro

1.1. Elementi frontali
1.2. Settori laterali e posteriori

2. Forma ritentiva e stabile

2.1. Ritenzione
2.2. Ritenzione frizionale
2.3. Stabilità
2.4. Circonferenzialità della preparazione
2.5. Difetti di ritenzione e stabilità

3. Precisione dei margini di finitura

BIBLIOGRAFIA

Capitolo II

LE FASI SEQUENZIALI DELLA PREPARAZIONE DENTALE

PREPARAZIONE DEGLI ELEMENTI DENTALI ANTERIORI

1. Controllo dello spessore dei tessuti asportati

I solchi guida di profondità

2. La riduzione incisale

3. La riduzione assiale

3.1. La separazione del moncone protesico
3.2. La riduzione vestibolare
3.3. La riduzione palatina

4. La riduzione occlusale

5. La rifinitura

PREPARAZIONE DEGLI ELEMENTI DENTALI POSTERIORI

1. Controllo dello spessore dei tessuti asportati

I solchi guida di profondità

2. La riduzione occlusale

3. La riduzione assiale

4. La rifinitura

BIBLIOGRAFIA

Capitolo III

LE PREPARAZIONI ATIPICHE

LA PREPARAZIONE DEL MONCONE PROTESICO DA ELEMENTI DENTALI PRECEDENTEMENTE RIDOTTI A PILASTRI

1. Approccio terapeutico per la preparazione di monconi che devono essere ulteriormente ridotti

2. Approccio terapeutico in caso di monconi eccessivamente ridotti


LA PREPARAZIONE DI PILASTRI DA DENTI CHE MOSTRANO CARATTERISTICHE ANATOMICHE PECULIARI

PREPARAZIONI ATIPICHE IN PRESENZA DI LESIONI CARIOSE

APPROCCIO ALLA PREPARAZIONE DI MONCONI CON LINEA DI FINITURA IN ZONA RADICOLARE: LE PREPARAZIONI “PARODONTALI”

BIBLIOGRAFIA

Capitolo IV

APPROCCIO RAZIONALE ALLA PREPARAZIONE DEL MARGINE DI FINITURA PROTESICO

IL MARGINE DI FINITURA

IL MARGINE NEL BORDO PROTESICO

1. La precisione del margine

Livelli di “accettabilità” clinica " del margine

2. Gli errori nel margine

2.1. Discrepanza marginale
2.2. Errori di estensione

3. Il contorno (o profilo d'emergenza)

IL MARGINE NEL MONCONE PROTESICO

1. Linearità del margine

2. Spazio per i materiali da restauro

3. Economia della sostanza dentale

4. Semplicità dell'esecuzione

GEOMETRIA DELLA LINEA DI FINITURA PROTESICA

1. Margine a finire

2. Margine a lama di coltello

3. Margine a chamfer

4. Margine a spalla di 90°

5. Margine a spalla inclinata di 135°. Margine a spalla di 50°

6. Margine a chainfer bisellato. Margine a spalla bisellata

6.1. Margini bisellati e cemento di fissazione
6.2. Margini bisellati e linearità
6.3. Margini bisellati e brunitura
6.4. Margini bisellati e ritenzione

7. Finiture marginali miste

BIBLIOGRAFIA

Capitolo V

CONSIDERAZIONI DI TECNOLOGIA DENTALE SUL MARGINE DI FINITURA PROTESICO

IL MARGINE NEL PILASTRO DENTALE / IL MARGINE NEL RESTAURO PROTESICO

IL RESTAURO DEI MARGINI BISELLATI

IL RESTAURO DEI MARGINI A TUTTO SPESSORE (“BUTT”)

1. Margini a tutto spessore con chiusura in metallo (con collare marginale)

2. Margini a tutto spessore con chiusura in metallo (privo di collare marginale)

3. Margini a tutto spessore con chiusura in ceramica

4. Margini a tutto spessore con spalla a 50° - 135°

PRECISIONE DEL RESTAURO PROTESICO

1. Shock termici e distorsione del metallo

RIFINITURA DEL BORDO PROTESICO

CONCLUSIONI

BIBLIOGRAFIA