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PREFAZIONE 
La moderna implantologia
osteointegrata nasce all'inizia degli anni '60 grazie ad una notevole
intuizione del Prof. Per-Ingvar Branemark, il quale, impegnato da
ortopedico in un'attività sperimentale riguardante lo studio
della microcircolazione ossea osservò descrisse riprodusse
il fenomeno biologico al quale diede il nome di osteointegrazione.
Egli intuì le importanti applicazioni che la sua scoperta avrebbe
potuto avere nell'ambito della chirurgia protesica, compresa quella
orale. I primi quindici anni di lavoro furono dedicati al trattamento
delle edentulie totali; e fondamentalmente delle edentulie mandibolari
(si osservi che l'osso mandibolare edentulo ha caratteristiche di
densità riconducibili al tipo I e II e raramente al tipo III
e ancor più IV), nonchè‚ al ripristino protesico secondario
alle amputazioni di organi, quali orecchio ed occhio, con intervento
diretto a creare un ancoraggio utilizzando le strutture ossee corticali
periferiche al difetto. La formazione specifica dello studioso lo
induceva a privilegiare l'approccio ortopedico nel trattamento delle
strutture ossee danneggiate dalle varie patologie, trascurando di
confrontarsi con problematiche tipicamente odontoiatriche, quali quelle
che si incontrano nel trattamento delle edentulie parziali e, a maggior
ragione, delle monoedentulie, per superare le quali occorre una serie
di specifiche competenze, da quella del chirurgo orale a quella del
parodontologo, dell'odontoiatra generico e, "last but not least'
del protesista.
C'è da ricordare, a questo proposito, che in occasione della
presentazione del sistema implantare fatta da Branemark a Toronto,
nel 1982, egli stesso si premurò di indicare come operatori
privilegiati per l'inserzione degli impianti i chirurghi orali e non
i parodontologi. Perchè‚ la scoperta del Branemark potesse
esplicare al meglio tutte le sue potenzialità rivoluzionarie
nella ricostruzione protesica, occorreva compiere un salto di prospettiva:
più specificamente, era necessario cambiare il punto di visita,
passando da quello di un ortopedico a quello di un odontoiatra, per
il quale il problema dell'ancoraggio, anche se di fondamentale importanza,
non è l'unico nel trattamento degli edentuli parziali.
Sulla scia della scoperta e del lavoro avviato dal Branemark per affrontare
con prospettive nuove e positive il problema dell'edentulia totale,
di avviò, a livello internazionale, un vero e proprio processo
di rifondazione dell'implantologia finalmente impostata su principi
biologici
Agli inizi degli anni '70 in Germania due gruppi di lavoro, quello
formato presso l'Università di Tubingen dal Prof. Schulte e
dal Dott. Heimke, e poco dopo quello guidato a Stoccarda dal Dott.
Kirsch, pur seguendo tutti e due, in maniera originale, la filosofia
dell'osteointegrazione, si ponevano obiettivi terapeutici diversi.
Il primo gruppo, utilizzando la terapia implantologica per risolvere
le mono-edentulie, si poneva sulla strada dell'impianto post-estrattivo,
mentre il secondo di trovava impegnato nell'utilizzazione degli impianti
al fine di risolvere edentulie parziali; classificabili nelle classi
I e II di
Kennedy.
L'esperienza deI nostro gruppo, formatasi culturalmente nella temperie
di ricerca dell'università di Tubingen, si è fondamentalmente
orientata, nella pratica quotidiana, al trattamento ed alla risoluzione
delle monoedentulie e delle edentulie parziali La risoluzione di un'edentulia
totale, specificatamente inferiore, presenta situazioni e condizioni
fisiologiche ed estetiche sicuramente diverse rispetto a quelle presentate
da eventuali edentulie parziali o ancor più, da monoedentulie
come quelle dei denti anteriori superiori. In una mascella edentula,
superiore od inferiore che sia, non esistono dei parametri di ricostruzione
definiti ed imposti dai denti contigui naturali, come per esempio
il profilo di emergenza, la festonatura gengivale, il deficit presente
nell'area edentula, la qualità e quantità dei tessuti
molli sopracrestali ecc. Un paziente con edentulia singola o parziale
non è motivato come un paziente totalmente edentulo da vecchia
data e con una instabilità protesica altrimenti ingestibile,
ad accettare dei compromessi, sia sul piano estetico che su quello
del comfort.
Il gruppo "BSC" lavora dal 1984 su idee ancora oggi innovative,
che si fondano sulla premessa che gli impianti ‚siano un pre-requisito
alla riabilitazione protesica e che quindi,in ultima analisi, la fase
chirurgica non serva solo ad alloggiare gli ancoraggi protesici là
dove esista una quantità adeguata di osso. La nostra convinzione
è che la prima fase chirurgica abbia come scopo la compensazione
dei deficit anatomici riguardanti l'osso alveolare, i tessuti di rivestimento
e molto spesso anche i tessuti periorali, che accompagnano, quasi
costantemente, le edentulie.
Come gruppo, sin dall'inizio interessato alla risoluzione delle edentulie
singole e parziali abbiamo sempre valutato il risultato in chiave
protesica, considerando l'impianto solo il mezzo per raggiungerlo.
Il primo dogma che abbiamo affrontato e superato è quello relativo
al profilo di emergenza degli impianti ed al rapporto che gli stessi
avrebbero contratto con la dentatura adiacente ed antagonista. Questo
primo obiettivo ci ha portato, in seguito, a risolvere i problemi
legati alla prossimità tra impianti, all'uso di impianti di
diametro congruo a quello del dente da sostituire, all'inserimento
di impianti in numero ed in posizione adeguata agli elementi naturali
mancanti, a ricostruire il supponto molare evitando arcate raccorciate
ed/o cantilevers, a modellare in modo anatomico l'abutment, ad evitare,
da subito, le viti trans-coronali ecc
Per raggiungere una risoluzione protesica brillante anche da un punto
di vista prognostico ed estetico si è reso necessario sviluppare
una serie di tecniche originali sia chirurgiche che protesiche che
rispondessero in maniera chiara e scientificamente inoppugnabile.
Controllare l'efficacia di tali tecniche tramite l'evidenza clinica
e radiografica di migliaia di casi trattati e seguiti negli ultimi
quindici anni. Convalidarle tramite i risultati dell'istologia su
modelli sia animali che umani, produrre nuore tecniche di laboratorio
è stato il nostro contributo per rispondere ad alcune delle
domande universalmente formulate dai colleghi impegnati come noi,
sul fronte clinico della professione.
A loro è dedicato
questo nostro primo manuale.
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